LE MINIERE DI CAPOLIVERI UN MONDO ANTICO E PIENO DI FASCINO





All'Elba c'è una parte di isola che mi era sconosciuta.
Si conoscono spiagge stupende e paesini degni di una favola, ma in pochi conoscono un luogo che attrae nel vero senso della parola.
Sto parlando di Punta Calamita...e tutti noi sappiamo cos'è una calamita.

L'Isola d'Elba non è solo un luogo di villeggiatura, l'Isola è stata, ed è tutt'ora, casa di molte persone che ci lavorano.
L'attività lavorativa più importante in passato era quella mineraria, in particolare del ferro; dico "era", perché dal 1981 per motivi economici le miniere sono state chiuse.
Pensate alla grandezza dell'isola e quegli operai che partivano dal capo opposto facendo giornalmente chilometri in bicicletta o a piedi per raggiungere il proprio posto di lavoro...sotto terra.
Ed era una fortuna essere assunti.
Una fortuna...

Se mi soffermo a pensare, immagino la fatica che queste persone sopportavano ogni giorno per vivere, anche se dalle testimonianze lasciate si capisce che i minatori erano orgogliosi di far parte, da tenaci Capoliveresi, di un'eccellenza italiana, di contribuire con il loro duro lavoro.
Si parla dei primi del novecento, provate a pensare...
La paga dipendeva dalla quantità di ferro che si estraeva, un modo ingiusto e non preciso per un lavoro e una fatica del genere, svolta con mezzi rudimentali. 
Capitava poi, qualche volta, una variabile: la pioggia.
Se pioveva, la sirena faceva risalire tutti in superficie e si era costretti a tornare a casa a mani vuote senza i soldi giornalieri necessari per mantenere la famiglia.
Se non lavori non guadagni. Questa era la logica.
Con gli anni le condizioni sono poi migliorate, i bus hanno sostituito i piedi e la bicicletta, e gli arnesi rudimentali hanno lasciato il posto a martelli pneumatici.
Il lavoro era sempre duro, ma agevolato, e appena un ragazzo compiva quattordici anni faceva domanda per andare in miniera.





Le miniere sono sorte sul monte Calamita, il nome come avete ben capito viene dall'estrazione di magnetite, uno dei minerali presenti tra la roccia.
Le bussole potrebbero perdere colpi in questa zona, il telefono non prende, sembra di essere sull'isola di Lost...ma questa è realtà.

Nelle vecchie officine del cantiere Vallone ora c'è il Museo della Vecchia Officina. Qui non si trova solo la storia della miniera, ma la storia delle persone che hanno dato il loro sudore scendendo nel buio della terra per interminabili ore durante il giorno. Ognuno aveva un compito particolare che qui viene ricordato; mi ha colpito il fatto (chiaramente ovvio) che ognuno venisse registrato in modo da verificare a fine giornata che tutti fossero risaliti.

C'è la possibilità poi di visitare le miniere, la Galleria del Ginevro, con i suoi misteriosi luoghi senza luce, e scenari di silenzi interrotti solo dal rumore di passi e di martelli sulle rocce.
Si scende per ventiquattro metri sotto terra. Sembrano pochi.
Si scende con il caschetto in testa e la torcia, stando attenti a non scivolare sui gradini umidi.

Io sono scesa, poco e per poco.
Non c'è l'ho fatta a finire il giro con il gruppo e sono stata riaccompagnata in superficie.
Per me è stato difficile, soffro a stare nei luoghi chiusi, specie così profondi e grandi, è un mio limite, ma credo che lì sotto ci sia un mondo da scoprire in rispetto per chi ci ha vissuto.



Da visitare anche la Miniera del Vallone, vista mare. Qui non si scende, ma si cammina tra i resti di macchinari che hanno funzionato fino ai primi anni ottanta. Nella sua decadenza lo scenario mi è piaciuto molto, sarà per la presenza del mare, o per quella della storia di molti operai, ma credo sia uno di quei luoghi degni di essere visitati.

Mi affascinano le storie passate della gente comune, penso a come era scandita la vita di quelle persone, dell'isola che era la loro terra, la loro speranza per il futuro.
Caterina, la guida, ne ha raccontate mentre io nella mente facevo rivivere quei momenti.
Mi ha accompagnata anche nella spiaggia sotto alle miniere del Vallone, dove l'acqua del mare leviga e porta a riva migliaia di pietre minerali colorate, quasi da raccoglierle tutte, e pensare mentre brillano nelle nostre mani a quanto è costato a molti uomini il loro ritrovamento.




Non perdete di vista mai luoghi come questi, che fanno parte dell'isola e della nostra storia. Prendetevi del tempo per visitarli e per capire molte cose.



Informazioni:

Le informazioni per le visite guidate alle miniere le trovate nel sito Miniere di Calamita
La strada per arrivare a Punta Calamita la si prende da Capoliveri e ad un tratto diventa sterrata. Fermatevi ad ammirare uno dei paesaggi splendidi che l'Isola d'Elba ha da offrire...ed è totalmente gratuito!



Fate un salto all'Elba (In foto Valentina di Diarioinviaggio )
















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