Lisbona a settembre è stata una di quelle intuizioni luminose che ti scaldano all’improvviso, senza preavviso. Sentivo il bisogno di vivere una città fuori stagione, quando il ritmo rallenta, i turisti si diradano e le piazze tornano finalmente a respirare. Desideravo passeggiare senza fretta, entrare nei musei senza code interminabili, fermarmi davanti a un panorama senza che qualcuno decidesse di piazzarsi proprio lì, convinto che la sua foto sarebbe stata migliore della mia.

La verità è che città meravigliose come Lisbona non sono mai davvero vuote: continuano ad attirare viaggiatori da ogni parte del mondo, tutti pronti a lasciarsi avvolgere dalla sua luce dorata, dai miradouros sospesi e da quell’atmosfera malinconica che ti entra dentro. E così, mentre la vivi, inizi già a provare nostalgia… ancora prima di ripartire.

C’è stato un tempo, quando ero più giovane, in cui non mi importava granché di dove avrei dormito. Bastava che fosse economico, più o meno pulito e con dell’acqua corrente: del resto, la stanza mi serviva solo per la notte, perché le mie giornate le passavo fuori, a esplorare e a curiosare in ogni angolo possibile.

Oggi le cose sono cambiate. Sono cresciuta, e viaggio spesso con il mio piccolo viaggiatore. L’economia resta una priorità, certo, ma ora faccio attenzione anche a molti altri dettagli. Da quando c’è lui, le giornate in città si dividono spesso in due: un primo giro pieno di scoperte, poi una pausa, un rientro alla base per riposare un paio d’ore. E, all’improvviso la scelta della sistemazione diventa fondamentale: comoda, accogliente, un piccolo nido dove ricaricare le energie.

Con gli anni si cambia… o forse si invecchia, questione di punti di vista. Semplicemente, si impara a volersi coccolare un po’ di più.

Poi, chissà: magari quando mio figlio sarà più grande partiremo davvero con lo zaino in spalla e tornerò a dormire in posti spartani, con i bagni in comune. (Sì, lo so: mamma illusa…)

Tutto questo per raccontarti dell’hotel in cui ho soggiornato a Lisbona. Si chiama Inspira Santa Marta Hotel e si trova a due passi da Avenida da Liberdade e da Praça do Marquês de Pombal: in pratica, nel cuore della città. Una posizione perfetta per muoversi a piedi, partire per gli itinerari del giorno e rientrare facilmente quando serve una pausa.

La cosa più bella? Per me, senza dubbio, la colazione. Amo quel momento sospeso tra la notte e le nuove avventure, quando, proprio come un vecchio diesel, ho bisogno di qualche minuto per carburare e capire dove mi porterà la giornata. In viaggio, poi, quando il tempo sembra dilatarsi, mi piace trasformare la colazione in un piccolo rito: scegliere il tavolino giusto, osservare con curiosità cosa offre il menu, lasciarmi avvolgere dal profumo del pane caldo che arriva dalla cucina.

Ed è stato proprio durante la mia prima colazione in questo hotel che ho assaggiato, per la prima volta, il pastéis de nata. E niente: da quel momento qualcosa dentro di me è cambiato. Nuove percezioni, nuove domande… tipo: come ho fatto a vivere fino ad ora senza conoscere questa meraviglia?

Ovviamente poi ho provato anche quelli di Belém, e l’estasi è continuata per giorni. Un peccato di gola che rifarei mille volte

Passiamo alla stanza, che, lo ammetto, avrei voluto ricostruire identica a casa mia. Peccato che il bricolage non sia ancora entrato nella lista dei miei talenti. La camera è progettata secondo i principi del feng shui, pensata per favorire il riposo e creare un senso di armonia con tutto ciò che ci circonda.

Si tratta di un ampio open space, bagno compreso, con qualche parete divisoria strategica per dare privacy senza spezzare l’ambiente (tranquilli: la zona WC ha la porta!). Il risultato è uno spazio unico, luminoso e arioso, in cui muoversi e vivere con naturalezza, come se la stanza stessa ti invitasse a rallentare.

Un altro punto a favore dell’hotel è il ristorante, che ho provato una sera in cui il mio piccolo aveva raggiunto un livello di stanchezza oltre ogni soglia accettabile. Ho quindi deciso di optare per la soluzione più comoda: cenare direttamente lì.

Il ristorante si chiama Open Brasserie Mediterranica ed è aperto a tutti, non solo agli ospiti del Santa Marta. Propone piatti della tradizione mediterranea, con opzioni anche senza glutine. Lo chef, che ha risposto con pazienza alle mie domande impertinenti, mi ha raccontato che gli ingredienti alla base dei loro piatti sono tutti biologici, una scelta che aggiunge valore a una cucina curata, semplice e allo stesso tempo ricercata.

Io mi sono trovata benissimo, in una città che ho letteralmente adorato. Sono rimasta solo tre giorni — decisamente troppo pochi — ma qualcosa mi dice che tornerò presto, magari per scoprire quei quartieri che questa volta ho solo sfiorato.

Per informazioni consultate il sito Inspira Santa Marta Hotel

Articolo scritto in collaborazione con Inspira Santa Marta Hotel

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