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LA MARMOLADA, IL VENETO AD UN PASSO DAL CIELO

by 15:07:00




Il mio Veneto,
quella regione che è casa mia, che tanto amo che che ancora poco conosco.
Perchè è cosi, è talmente vicina che mi dico "Beh, ci andrò" e intanto volo dall'altra parte del mondo.
Ma è anche vero che da qualche mese mi sono ripromessa di visitare, vivere e scoprire quei posti che io chiamo "dietro casa" e che sono troppo belli per passare inosservati.

E così un paio di settimane fa mi sono diretta verso nord, verso le amate Dolomiti che suscitano in me ricordi indelebili nel tempo, di quando (ahimè) ero più giovane e andavo per rifugi scarpinando tra le montagne che al tramonto si dipingevano di rosa.
Eh sì, le Dolomiti sono fatte di dolomia (da qui il nome), una pietra che si colora di rosa soprattutto all'alba e al tramonto grazie alla costituzione chimica di questo materiale che porta il nome di Enrosadira, ma visto che io sono romantica voglio credere alle leggende. Re Laurino aveva un giardino di rose e il Principe di Latemar fu incuriosito da tanta bellezza e quando vi si avventurò incontrò la figlia de Re della quale si innamorò perdutamente e la rapì. Re Laurino triste e affranto lanciò una maledizione sul suo giardino, che era stato la causa della perdita della figlia, facendo in modo che mai più nessuno avrebbe potuto vederne la bellezza. L'incantesimo non toccò però le ore del tramonto, e gli occhi degli uomini possono ancora guardare la meraviglia delle Dolomiti che si colorano...

E il Veneto vanta una signora, macché dico, una regina delle Dolomiti, la Marmolada.
Sempre sentita nominare, desiderosa da anni di vederla, finalmente in un fine settimana, col mio piccolo viaggiatore, sono andata alla scoperta di questa grande montagna e dei suoi dintorni.
Mio figlio non è ancora un grande camminatore quindi non abbiamo fatto camminate di ore, diciamo che ci siamo rilassati parecchio con passeggiate in mezzo alla natura e viste mozzafiato.

Ho soggiornato al Pineta Pastry Hotel, che si trova a Rocca Pietore in val Pettorina, a pochi km dalla splendida montagna. L'hotel a conduzione familiare ha una particolarità...che forse avrete capito dal nome: fanno dei dolci incredibili. Vi dico solo che la mia camera si chiamava Suite Sacher
Si è coccolati dall'inizio alla fine, e se amate le cose dolci è il posto che fa per voi. Nessun senso di colpa, si è in montagna, una buona camminata oltre a fare bene al corpo e allo spirito vi farà venire ancora fame e l'hotel soddisferà anche queste vostre esigenze.
Scherzi a parte, la colazione, la merenda e la cena sono state un momento speciale per mangiare piatti tipici e per cadere nell'oblio che solo dei dolci speciali sanno dare. Godere del tempo ecco un'altra cosa che ho imparato: assaporare la calma per gustarmi un dolce, un piatto, senza fretta.
Ho amato la cura nei particolari, dell'allestimento della colazione, della camera in stile montano, calda anche nelle sere più fredde.







Cosa fare in un fine settimana?

Andare in cima alla Marmolada.
Per salire sopra il ghiacciaio della Marmolada, o sì è degli scalatori esperti o è meglio affidarsi alla cabinovia, e devo dire che anche questa è "un'esperienza".
Premetto che non è economica, e che per una famiglia numerosa è un costo notevole, ma ne vale assolutamente la pena.
Non sono amante di quelle gabbie che salgono sulle vette di montagna attaccate ad un cavo. So perfettamente che sono progettate da ingegneri ma, capitemi, ho comunque un po' di paura. Come vi scrivevo sopra, è stata un'esperienza perché da un'altitudine di 1450 a Malga Ciapela dove parte la cabinovia si arriva a 3265 m viaggiando ad una velocità di 50/km orari. Sì, avete capito bene! E gli scossoni sono compresi; a qualcuno può piacere, a me ovviamente ha fatto scrivere mentalmente il testamento. Ma...ne è valsa la pena, lo giuro!
Lì sopra tutto cambia, la mente si annebbia (l'altitudine si fa sentire per chi non è abituato) e lo spettacolo che si apre davanti agli occhi ti fa ricordare che la natura riesce sempre a stupire. Di sicuro non ho trovato la giornata perfetta, il tempo non era dei migliori, ma tra una nuvola e l'altra il mondo mi è sembrato diverso, lontano dalla fretta, dal trambusto. In posti così la mente si libera, e i pensieri vagano.
Dalla terrazza panoramica, in condizioni di tempo buono si possono vedere le principali vette dolomitiche come il Catinaccio, il gruppo del Sella, il Civetta, le Tofane e il Pelmo.
Scendendo di una stazione, sempre con la cabinovia,  a 3000 m si può visitare il museo più alto d'Europa: il Museo Marmolada Grande Guerra è situato ai bordi del ghiacciaio vicino alle postazioni di guerra italiane ed austroungariche. Le testimonianze della guerra, i ritrovamenti, i racconti mi hanno sempre appassionato, fin da quando mio padre mi portava da piccola sulle montagne dove c'erano stati i combattimenti e mi spiegava tante cose che suo padre aveva spiegato a lui...






Prendersi del tempo in mezzo alla natura.
Per una piacevole passeggiata in mezzo alla natura invece vi voglio consigliare il Parco Naturale Serrai di Sottoguda, particolarmente adatto ai bambini. Un percorso nel quale l'unico rumore che sentirete sarà quello del torrente Pettorina che scorre levigando sassi vecchi quanto la storia. Una camminata facile lunga due chilometri e mezzo durante la quale si incontrano la cascata Franzei, la chiesetta di Sant'Antonio, la cascata "la cattedrale" che d'inverno si ghiaccia creando uno spettacolo unico, le gallerie della guerra.
Fermatevi ogni tanto, sedetevi in riva al torrente, magari mettete anche i piedi in ammollo nell'acqua fredda e lasciatevi cullare dai suoni che tutto intorno piano piano affiorano.
Non ci rendiamo conto di quanto abbiamo bisogno di queste cose, di questi silenzi, di toglierci le scarpe e riscoprire la bellezza delle pietre umide.






Mangiare del pastin in mezzo ai boschi.
L' ultima domenica di luglio (e io c'ero!!) il macellaio di Rocca Pietore organizza ogni anno una festa nel bosco. Quest'anno la festa era appena sopra Sottoguda, lungo un sentiero che in una quarantina di minuti di salita mi ha portato ad una piana dove tra grigliate di pastin e un bicchiere di birra in mano ho trascorso la giornata su una coperta sul prato ad ascoltare canzoni d'altri tempi accompagnate da una fisarmonica che avvolgeva con il suo suono la montagna. Poco in disparte, ma partecipi, due signori mescolavano la polenta in due grossi calderoni, proprio come si faceva una volta.
Un momento di festa e di chiacchiere in un paese che non conoscevo, e che mi ha ricordato che a volte basta veramente poco...per tutto.



Naturalmente le cose da fare e da vedere in zona sono tantissime, e un fine settimana non basta, probabilmente nemmeno due, ma...perché c'è sempre un ma, ho capito ci devo tornare, perché la regina è lì che mi aspetta ancora, perché guardare in alto ed ammirarla nella sua maestà rende migliore qualsiasi giornata! Ve lo assicuro.

Informazioni utili.

Per informazioni e prenotazioni e per tutte le domande che volete fare all'Hotel, consultate il sito hotelpineta.net

Il pastin, per chi non lo sapesse è l'impasto del salame appena fatto, salato e speziato che viene cotto sulla griglia.

Vi consiglio di farvi la Marmolada Card che vi permetter' di avere degli sconti sul biglietto di tante attività, tra le quali la cabinovia, o entrare gratis a Serrai di Sottoguda.


Qui sotto qualche foto della diga e del lago a Passo Fedaia, ai piedi della Marmolada!













Articolo in collaborazione con Pineta Pastry Hotel









UN PO’ DI LONDRA IN BIANCO E NERO, PICTURE POST

by 15:01:00
 

L'ultima mia visita a Londra risale a novembre dell'anno scorso.
Un fine settimana in una delle città che amo, in una delle città in cui ritorno sempre con piacere.
Ogni volta una scoperta nuova, un angolo, un quartiere da scoprire.
Qualche foto, non ne metto da molto, a raccontare quello che i miei occhi hanno visto.
In bianco e nero, perché bisogna sempre guardare il mondo attraverso un'altra luce, attraverso punti di vista diversi.
















ESAPOLIS L'INSETTARIO A PROVA DI BAMBINO...E GLI AMICI A SANGUE FREDDO

by 10:05:00


 Vi dico la verità, scrivendo questo post mi sono venuti un po' di brividi, e non di freddo, visto che questa sarà una settimana dalle temperature bollenti.

A Padova, c'è Esapolis, un museo per grandi e piccini.
Ma chiamarlo museo non è proprio esatto, diciamo pure che Esapolis è un'esperienza da provare.
La mia città vanta il primo grande insettario d'Italia.
Pensate che ci andavo anch'io nel periodo giurassico, da bambina in gita scolastica.
Una volta si coltivavano i bachi da seta, che in Veneto, nel passato, hanno avuto una grande importanza commerciale...mi ricordo una scatola in classe con i bozzoli e il loro ciclo vitale, e noi piccoli bambini andavamo a curiosare se il bruco si mangiava o meno la foglia di gelso.
All'interno del museo c'è una sezione in cui si ripercorre tutta la loro storia, l'allevamento, come si forma il baco, le varietà che esistono in natura, come viene filato fino a diventare seta, e ci sono dei laboratori da frequentare per conoscere da vicino questa meravigliosa tecnica.
Ora si allevano in Bacologia, in un edificio vicino, dove mantengono in vita le varie razze e fanno anche ricerca medica, infatti stanno studiando la seta per utilizzarla in chirurgia oftalmica perché è un materiale che non dà rigetto.

Non solo bachi da seta, ma moltissime specie di insetti accompagnano il visitatore stanza dopo stanza alla scoperta di comportamenti, di specie nuove e di come possono essere pericolosi o no per l'uomo.
Io non amo gli insetti, ragni, serpenti e cose piccole e viscide, ma devo dire che quello che mi spaventa un po' mi affascina e quindi capita che spesso accompagni mio figlio al museo.
Non vi dico il numero di volte che ci siamo andati, ma vi posso dire che ogni volta riesce a stupirsi di fronte ad un ragno, al momento del pasto, a prendere in mano una blatta o un insetto stecco (bleah) o la muta di una tarantola.
La curiosità non conosce limiti tra quelle mura di scienza e storia, di interattività e scoperta.

Un paio di settimane fa abbiamo partecipato ad un laboratorio un po' speciale, diciamo anche un po' viscido, uno di quelli che i bambini amano all'infinito: Amici a sangue freddo.
Una splendida esperienza per osservare e conoscere da vicino rettili e anfibi...che detta così per i più sensibili fa un po' schifetto, ma mi sono dovuta ricredere (io perché mio figlio era super emozionato) ed ammettere che è stato molto istruttivo e interessante.
Il laboratorio era tenuto dall'APAE Associazione Padovana Acquariologica Erpetologica. Ci hanno spiegato molte cose sulla salvaguardia dei rettili che ci vivono "accanto" e di quelli che da generazioni vivono in cattività (la loro libertà non sarebbe possibile per ovvi motivi) e di come si prendono cura di loro, e non da meno di quanto non siano pericolosi per l'uomo.
Con loro c'era Ciccio, la mascotte.
Ciccio è un sauro che ha subito delle ustioni e l'APAE si sta prendendo cura di lui, curandolo e dandogli tutta l'assistenza necessaria per farlo vivere nel miglior modo possibile in un luogo che non gli si addice. 
Ammetto che non avevo mai visto tanto amore da parte di un umano verso rettili e anfibi; la delicatezza con la quale li hanno maneggiati per spiegarci la loro storia e per farceli conoscere da vicino mi ha conquistata.
Adesso non è che i serpenti mi sono diventati simpatici, ma ho una consapevolezza in più.
Troppo spesso pensiamo che possano farci del male e la prima difesa che ci viene è quella di sbarazzarci di loro.
Non c'è cosa più sbagliata. Se trovate un serpente nel vostro giardino o un anfibio, chiamate l'apae non spaventatevi e non danneggiatelo.
Un buon insegnamento per tutti i bambini presenti al laboratorio (e anche per i genitori) che hanno fatto un sacco di domande e che estasiati dalla presenza di quei piccoli (e grandi) animali cercavano il loro contatto senza la minima paura.
Quanto li amo sti bambini!








ops c'e anche un piccolo video (molto artigianale eh)


video

Per tutte le informazioni relative ad Esapolis consultate il sito micromegamondo.com

Per conoscere l'APAE invece andate su apaeweb.com


Articolo in collaborazione con Esapolis

VAL DI FASSA E ALBE IN MALGA, LA MAGIA DEL SOLE CHE SORGE

by 20:40:00



Quando penso all'alba ho gli occhi che mi si illuminano.
Poi ci penso più intensamente e tra me e me dico: ma chi me lo fa fare? Svegliarmi così presto la mattina? Facciamo che preferisco il tramonto...

Ma il mattino ha l'oro in bocca, spiega un detto, e l'alba direi che ha tutti insieme i metalli più preziosi per rendere più magico quel momento.

Senza nulla da togliere al sole che va a dormire, quello che sorge ha una specie di magia che condivide con il mondo intero, piano piano da est verso ovest.
Una settimana fa ho avuto il piacere di andare con il mio bambino in Val di Fassa, a provare questa splendida esperienza.

L'avventura, perché è di questo che si tratta, è cominciata un pomeriggio a Pozza di Fassa, da dove con la cabinovia Buffaure siamo saliti fino a fino a 2354 m non solo a respirare l'aria più rarefatta, ma ad ammirare un paesaggio che ti fa fermare, sedere per terra e restare in silenzio, perché è l'unico modo di goderselo.
La guida Alpina, Giuliano, ci ha spiegato cosa i nostri occhi vedevano: il gruppo del Monzoni che si stagliava lì davanti a noi in silenzio... eppure parlava.
Ci siamo poi incamminati verso Baita Cuz dove avremmo visto il tramonto sulle dolomiti, mangiato e riposato (poco) in attesa dell'alba.





Un rifugio caldo e accogliente in una sera che rinfrescava velocemente. Una stanza che profumava di legno con dettagli che solo chi ama la montagna può apprezzare. Lenzuola con cervi e cuori di legno intagliati a decorare una finestra sulle Dolomiti, dove il vento che si alzava portava profumi che erano rimasti nell'ultimo cassetto della mia memoria. Prati, muschio, fiori...pioggia che sarebbe arrivata da lì a poco.
Dormire con la pioggia battente sopra la testa è sempre rilassante, ma il pensiero di non riuscire a svegliarmi e a svegliare mio figlio mi ha fatto riposare gran poco, contando i secondi che separavano i lampi dal tuono.

E la sveglia ha suonato alle quattro e mezza, ovattata dal morbido cuscino e dal piumino (eh si, avevo freddo!) tutto sgualcito dalla notte, mentre vicino a me un piccolo viaggiatore era ancora nel mondo dei sogni, raggomitolato come un gattino.
Ho scostato la tenda, giù a valle le luci della città splendevano e una leggera ombra di luce si affacciava tra cielo e montagne.

L'alba, la magia del sole che sorge, il suo calore che si espande lentamente.
Il freddo, prima pungente, piano piano ha lasciato spazio alla meraviglia, ad un paesaggio di quelli che scaldano il cuore e l'anima.



Ci siamo incamminati di buonora verso Malga Jumela, con il freddo frizzante di una mattina ancora da formarsi, il sole che era ancora nascosto, la voglia di scoprire nuove cose.
Per esempio la vita da malgaro, quell'affascinante mestiere che chi come me vive in pianura difficilmente ha modo di conoscere da vicino.

Cosa fa il malgaro di mattina presto?
Munge le mucche, le spazzola e pulisce la stalla, raccoglie le uova e porta gli animali al pascolo.
Vi assicuro che non è per niente facile! Il mio bambino, più bravo di me nella mungitura, ha poi preso in mano gli attrezzi per la spazzolatura prendendo confidenza con le mucche che si lasciavano accarezzare.
A pensare che molti bambini che vivono in città non hanno mai visto un pulcino, mi sento di consigliare questa splendida esperienza, fatta di natura e genuinità.
Non c'è stanchezza che tenga e anche la levataccia passa in secondo piano tra tutte le cose da ascoltare, da fare, da imparare.

E così sporchi, infangati, assonnati ma con un sorriso enorme abbiamo atteso una delle colazioni più buone della mia vita. 
La colazione che si fa in malga ha un gusto tutto particolare, fatta di prodotti genuini, che ripaga di tutte le fatiche fatte appena scesi dal letto.
Perchè il burro di malga ha un sapore nuovo, e poi le torte appena sfornate, il pane caldo e la marmellata fatta in casa, le uova e lo speck, il latte caldo e il profumo di caffè che fa subito convivialità. 
Lì fuori le montagne, testimoni di una splendida mattinata, fatta di cose semplici, che forse abbiamo dimenticato, ma che rimarranno nel nostro bagaglio di esperienze splendide.



Dopo colazione il mio piccolo (che tanto piccolo non è) è rimasto a giocare in malga con altri bambini mentre io e un altro gruppo con una guida sono salita fino al Sas de pere da fech fino a raggiungere la croce dopo il bosco di pini mughi e cembri. Da lì il panorama è spettacolare su tutta la Val di Fassa. Lo ammetto, ad un certo punto volevo fermarmi, ero stanchissima, ma poi un passo alla volta sono arrivata in cima e ne sono stata felice, ripagata da una vista incredibile! 
Davanti a me il Catinaccio, il Latemar e il Sassolungo.



Tutto poi era in discesa, tappa a Malga Jumela per riprendere il mio piccolo viaggiatore e proseguire fino a valle.
Stanchi ma felici, si può dire?


Per partecipare alla splendida esperienza di un'alba in malga consulta il sito www.fassa.com


Post in collaborazione con Val di Fassa





FILIPPINE, IL VIAGGIO

by 17:27:00




Sono le destinazioni che scelgono le persone, me ne sto convincendo sempre di più.

All'inizio doveva essere la Namibia, sognata da anni, pensavo mi chiamasse con tutta la forza che aveva a disposizione.
Ma mi sbagliavo, era un'altra la destinazione.

Un volo costato 372 euro mi ha portato assieme alla mia amica Milena di Bimbi e Viaggi nelle Filippine.
Non ci avevo mai pensato a questa meta, almeno non intensamente. Sapevo che erano lì, lontane, dall'altra parte del mondo. Avevo sbirciato foto, tutte splendide, ma di aspettative non me ne ero fatte molte, forse per scaramanzia, forse per meravigliarmi per la mia prima volta.

Quattordici ore separano Milano da Manila, un tempo infinito da passare dentro un aereo, quel mezzo che ancora riesce a stupirmi per tanta potenza e maestà. 
Quindici giorni sono quelli che ho passato in una terra nuova, con una forza interiore che prevale su tutto. 

Quindici giorni sono pochi, lo sapevo prima di partire e ne ho avuto conferma una volta lì. Quindi non è stato semplice decidere cosa fare, dove andare. Molte mete le abbiamo decise all'ultimo, anche perché da fine giugno inizia la stagione delle piogge, che avrebbe potuto farci cambiare itinerario. Tuttavia da questo punto di vista siamo stati molto fortunati. Qualche acquazzone e scroscio lo abbiamo preso, ma il sole ha continuato a splendere sul nostro cammino.

Non è facile visitare le Filippine, ma non è impossibile farlo. Non pensate che una volta arrivati a Manila tutto il resto viene da sé... I tempi si allungano, gli acquazzoni allagano le strade, il taxi non si presenta, per fare cinque chilometri ci si può mettere anche un'ora perché il traffico è intenso. Ma tutto quello che può sembrare un problema, come il non avere il controllo della situazione, passa in secondo piano. Perchè non serve a nulla arrabbiarsi, avere fretta, in quel posto ci si arriva lo stesso, se l'autista non è arrivato, se ne trova un altro, se quel giorno piove, pazienza.
Take it easy...

Loro, i filippini, hanno un sorriso contagioso,e vi assicuro che hanno avuto molti motivi negli ultimi anni per non sorridere.
Nel 2013 un forte terremoto di magnitudo 7.2 ha colpito la zona di Bohol portando morte e distruzione; nel 1991 il Pinatubo, uno dei vulcani più attivi del mondo, ha mostrato la sua forza con una immensa eruzione, definita spaventosa dai geologi. Ci sono stata, e dopo anni, molti anni, i segni sono ancora fortemente visibili.
Mettiamoci poi i frequenti tifoni che si abbattono sulle isole e allora lo scoraggiamento dovrebbe essere una costante per gli abitanti; invece si rimboccano le maniche, si armano di un sorriso e si aiutano per ricostruire, per rimettere assieme i cocci rotti, per dare la possibilità alle persone come me di visitare un paese unico, che non si dimentica, che non si può dimenticare.
Qualche settimana prima di partire notizie vaghe, come lo sono spesso le notizie che arrivano in Italia, parlavano di un possibile attentato a Manila, forse l'isis, forse non si sa.
In questi casi cosa si deve pensare? Come si deve agire?
Io sono molto fatalista, può succedere qualsiasi cosa anche dietro casa mia, di questo credo siamo consapevoli più o meno tutti.
Così si è deciso di partire e di portare con me anche il piccolo viaggiatore, perché in fondo come diceva Isabelle Eberhardt "partire è la più bella e coraggiosa di tutte le azioni."

Nelle due settimane in cui ho visitato le Filippine non ho mai percepito il minimo pericolo, anzi ho capito che impressionarsi per delle notizie vaghe non ha nessun fondamento. Meglio spegnere la TV e leggersi la guida.

Le Filippine mi sono piaciute, in un modo in cui non avrei mai pensato prima. Forse ero un po' prevenuta, lo ammetto, ma difficilmente un paese mi è entrato dentro in questo modo. La differenza l'hanno fatta le persone.
" Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone"
Mio caro buon vecchio Steinbeck, avevi ragione.
I Filippini mi hanno dato una lezione di vita, difficile da dimenticare.

L'itinerario ha previsto tre voli interni, molti tricicli, jeepney, bangke, pioggia, tanto sole, tramonti che valgono da soli il viaggio, un vulcano da scalare, e acque dove immergersi per perdere la testa.

Presto il mio viaggio tra racconti e foto...










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