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CARINZIA IN AUTUNNO, DUE COSE + UNA DA NON PERDERE

by 9:20 PM




C'è chi ama la montagna d'estate per fare del trekking e trovare una temperatura più fresca mentre in pianura la calura si fa sentire troppo; c'è chi la ama d'inverno tutta innevata con gli sci ai piedi e in corpo l'adrenalina.
C'è anche chi ama la montagna delle mezze stagioni, quelle che in molti snobbano, ma che a parere mio sono le più belle.

Prima che l'inverno facesse capolino sono stata in Carinzia, vicino a Hermagor dove ho soggiornato al Falkensteiner Hotel.
Un week end in pieno autunno, di quelli in cui la natura fa dei regali, quelli tra i più belli al mondo: i colori.
Chiamatelo foliage, indian summer o come vi pare, ma quella magia di incendiare (metaforicamente eh) foglie e alberi mi manda in visibilio.



In Carinzia io c'ero stata sia in estate che in inverno, splendida, funzionale, direi perfetta. Ma in autunno ha raggiunto per me l'apice della bellezza.
Primo fra tutti per la presenza di pochi turisti, poi come vi dicevo sopra, i colori, e le temperature ottimali hanno fatto il resto.

In un fine settimana si possono fare tante o poche cose, dipende dallo spirito con cui si affronta il viaggio. Io avevo deciso di rilassarmi e di stare a contatto con la natura.

Passare una mezza (o intera) giornata al Garnitzenklamm o forra del Garnitzen

No, non lo so pronunciare, e sì, è assolutamente da vedere. La natura in questo sentiero che poi si trasforma in forra ha lavorato di fantasia e di precisione. Posso veramente definirlo come un percorso incantevole, che fa restare a bocca aperta anche i più insensibili. Ci sono tratti in cui non si sa se guardare in alto, all'orizzonte o il sentiero che si calpesta, metteteci poi un po' di magia autunnale e il quadro diventa perfetto.
Il percorso è adatto ai bambini (che siano un po' camminatori però eh), agli amanti della natura e agli appassionati di geologia visto che ci sono duecento milioni di anni di storia impressi sulle formazioni rocciose.
Si costeggia un torrente che accompagna durante tutto il percorso con il suo fragore, si attraversano ponti e ponticelli (attenti alle vertigini). Alcuni tratti sono attrezzati con corde per facilitare il passaggio, che in alcuni punti può risultare scivoloso o a ridosso di una scarpata, ma vi assicuro che non c'è niente di pericoloso.
Il sentiero si può percorrere tutto ed è ad anello, oppure si può scegliere di tornare indietro prima di imboccare la strada forestale dove il tracciato diventa un po' più impegnativo, soprattutto con i bambini.
Una delle passeggiate più belle che io abbia mai fatto.












Lago di Pressenger ad Hermagor

Il lago, posizionato in un contesto meraviglioso e attorniato dalle montagne si trova al centro di una delle più grande cinture di canneti dell'Austria che hanno il compito di filtrare l'acqua rendendola così sempre pulita e cristallina... e si dice pure potabile. 
Ovviamente d'estate le attività da fare sono innumerevoli e varie, tanto da passarci un'intera vacanza, in autunno invece diventa un posto dove rilassarsi, fare passeggiate e perché no, leggere un buon libro mentre il sole durante il giorno lo permette.
Attorno al lago c'è un sentiero da percorrere passeggiando, ma è anche l'ideale per fare jogging in un'oasi naturale. Il percorso attorno al lago e' lungo circa sei chilometri e attraversa tutta la cintura di canne palustri.

Egger Alm

Se avete ancora un po' di tempo a disposizione fatevi un giretto presso Egger Alm, in quota. Da lì partono molti sentieri, si dice che se si mettono tutti insieme si raggiunge una lunghezza di mille chilometri...wow. Quando ci sono stata io il tempo non  era dei migliori e faceva freddo (non ero vestita adeguatamente) quindi ho solo dato una sbirciatina al carinissimo paesello che fa da passo. Passeggiando tra quelle casette in legno che parevano uscite da una favola, sentivo nell'aria il profumo invitante che usciva dalle locande lungo la strada.
Direi che ci devo ritornare, non solo per fare del trekking ma anche per assaggiare le specialità culinarie in alta quota!





Informazioni Utili
Ho soggiornato a Tropolach, poco distante da Hermagor al Falkensteiner Hotel, e la mia esperienza l'ho raccontata nell' articolo: Falkensteiner in Carinzia, relax tra le montagne

Hermagor di trova ad una manciata di chilometri dal confine Italiano, quindi può essere anche meta di una gita fuori porta per i vicini abitanti del Friuli Venezia Giulia.

La forra di Garnitzen si trova a Eggeralmstrasse ad Hermagor (sulla strada che porta a Egger Alm). C'è un parcheggio dove lasciare la macchina e all'interno ci sono panchine se si vuole fare un pic nic.




TOLOSA, AD UN PASSO DAL CIELO

by 10:32 AM




 Qualche settimana fa sono stata a Tolosa.
La scelta di andare in questa città non è stata propriamente casuale, anzi.
Per chi non lo sa, Tolosa è la città dove si costruiscono gli aerei, per la precisione gli aerei più grandi del mondo: l'A380 e l'A350. 
Ma è anche la città dello spazio sia perchè ci sono fabbriche che assemblano pezzi "spaziali", sia perché è sede di uno dei musei più belli al mondo: "la città dello spazio."


Diciamo che con la mia paura di volare tutto ciò che ha a che fare con il cielo mi attira, ma non ho deciso io questa meta.
Il mio piccolo viaggiatore l'ha scelta come regalo di compleanno, e io da brava mamma dal cuore tenero non ho saputo dir di no.
Com'era il detto? Meglio cose utili che sciocchezze che si riempiono di polvere, e in effetti la gioia del viaggio riflessa nei suoi occhi me ne ha dato conferma.
Abbiamo passato un fine settimana alla scoperta di una città nuova, ma da un altro punto di vista: il suo.
Il programma pressapoco era quello di visitare la fabbrica dell'Airbus, il museo Aeroscopia e la città dello spazio.
Qualcosa però è andato storto.
Quando ho prenotato i voli non mi ero informata sulle feste nazionali in Francia e di quale museo e attrazione potessero essere aperti o meno. Insomma, spesso faccio cose a caso, a volte vanno bene, altre no.
Purtroppo l'undici novembre, il sabato che avremmo dovuto dedicare alla vista dell' Airbus Farm, era festa e le visite sospese. Nel sito non c'era alcun avvertimento mentre cercavo di fare la prenotazione, e nessuno, purtroppo, ha risposto alla mail nella quale chiedevo spiegazioni.
Lo ammetto, sono andata in panico.
La visita alla fabbrica degli aerei era il motivo di questo viaggio, nonché il regalo per mio figlio che non vede l'ora di salire sull'aereo più grande del mondo.
Ho fallito, non sono stata in grado, per una serie di sfortunate coincidenze, di esaudire un suo desiderio... e non sono riuscita a dirglielo, fino al giorno della partenza. Che mamma snaturata, con gli aghi nello stomaco dal nervoso e il nodo alla gola dallo sconforto.
Diciamo che non l'ha presa bene, ma non ci potevamo far nulla: non restava che godersi il viaggio e il resto delle attrazioni che la città ha da offrire.
E alla fine dire che si è divertito è un eufemismo, ha adorato tutto, anche il mini (ma mini mini) appartamento che avevamo affittato.
Ha solo 9 anni, ma da grande ha deciso che vuole fare l'ingegnere aerospaziale. Poca cosa, insomma. Beato lui, io non l'ho ancora capito cosa voglio fare da grande...è grave?

Forse l'Hostess? Naaaaa



Aeroscopia.
Aeroscopia è il Museo dell'aeronautica. Un grandissimo hangar dove all'interno ci sono un numero indefinito (non li ho contati scusate) di aerei. Di ogni tipo, grandezza, utilizzo. Si possono vedere aerei da guerra ed si può entrare nel Concorde, solo girando su sé stessi. Lo so sembra assurdo, ma credetemi non ho mai visto così tanti aerei tutti assieme in vita mia. Ecco, mio figlio era entrato nel paese dei balocchi, potendo toccare e guardare da vicino tutti quei velivoli che aveva potuto vedere solo nei libri e toccare nei (troppi) modellini che abbiamo a casa.
Un vero e proprio museo, dove oltre ad entrare nei grandi colossi del cielo, si può partecipare attivamente a delle postazioni interattive, per esempio, pilotare un aereo, assemblarne uno e farlo dei colori che si vogliono per poi sceglierne anche il nome. Oppure aiutare un aereo appena atterrato a parcheggiare. Di cose da fare ce ne sono tantissime. Ho visto mentre passeggiavo tra le tante "opere d'arte" classi di alunni che partecipavano a laboratori o lezioni sull'aeronautica...dalla scuola materna, alle superiori.
Indubbiamente è un mondo che affascina, un'ingegneria perfetta; ma voi quando siete a diecimila metri di altezza vi chiedete mai a come cavolo sono riusciti a far volare una cosa del genere? Beh io sì, tutte le volte!













Cité de l'Espace.
La città dello spazio.
Vi faccio questa domanda: Si può visitare questo museo dalla mattina alla sera e capire di averne visto solo metà?
Vi rispondo che è possibile.
Interattivo, sensoriale e sensazionale, ecco cos'è stata per me questa scoperta. Per mio figlio? Credo di non riuscire a trovare il termine esatto, ma fate finta che vi abbia scritto qualcosa che si avvicina allo strabiliante.  
Vuoi scoprire come è nato l'universo? Vuoi contare le stelle nel cielo? Vuoi fare qualsiasi cosa ti venga in mente di fare all'interno di un museo spaziale? Ecco, qui la puoi fare e forse anche qualcosa in più.
Io ero emozionata, lui era semplicemente felice, ed era la cosa più importante.
Il museo è una vera e propria città che si estende tra spazi interni ed esterni su duemila e cinquecento metri quadri. Ogni curiosità sul lancio di uno shuttle, su come si vive senza gravità, su come è fatto un modulo spaziale o un triliardo di altre cose, verrà appagata. 
Se anche voi siete come me fan di uno dei film (trasposizione reale) di Apollo 13 avrete modo di documentarvi su quello che è successo, di vedere chi erano gli astronauti e di come vivevano nello spazio.
Tutto il processo che avviene prima e dopo il lancio ha un fascino incredibile su di me. E su mio figlio?
Ha provato a camminare sulla luna, ha preso in mano una pallina con un guanto da astronauta (estremamente complicato hahah), è salito su una stazione spaziale, ha fatto tante di quelle cose, che perdonatemi ma mi risulta difficile ricordarle tutte... Qualche foto qui sotto vi renderà l'idea.

Per tutto il resto che non ho visto ci sarà la necessità di ritornare.
La sera al ritorno dal Museo davanti ad una cena giapponese ci siamo guardati proprio Apollo 13, giusto per concludere in bellezza la giornata!






Ovviamente gli ho promesso che a Tolosa ci ritorneremo, solo per visitare la fabbrica dell'Airbus...

Informazioni Utili

Dall'aeroporto di Tolosa c'è un tram che in meno di un'ora ti porta in centro città al costo di circa 1,50 €.
Noi abbiamo fatto il Tolouse pass Tourism grazie all'Ufficio del Turismo, (costo di 22 euro per due giorni) che oltre a dare sconti, permette di entrare gratis in alcuni musei e attrazioni e  permette di prendere tutti i mezzi pubblici. A questo link tutte le informazioni utili Pass Tourisme.

Aeroscopia e l'Airbus Factory si trovano vicino all'aeroporto, quindi ad una quarantina di minuti da centro città, ma ben collegata dal tram. Per visitare Aeroscopia non serve la prenotazione ma tutte le informazioni le potete trovare su Musée Aeroscopia.
Per quanto riguarda la Fabbrica dell'Airbus consultate il sito Manatour ( come vi spiegavo prima non ci sono tutte le informazioni utili e non rispondono alle mail, quindi meglio chiamarli per avere certezza o meno delle prenotazioni ecc..)

La Cité de l'Espace, l'avevo prenotata con qualche settimana di anticipo, per evitare la coda all'entrata ( ci sono periodi dell'anno in cui è molto affollato). Per avere tutte le informazioni necessarie consultate il sito Cite Espace.

All'interno ci sono aree pic nic e anche bar e ristoranti. 





PINATUBO, FILIPPINE DA SCOPRIRE

by 8:31 PM





Siamo stati a Manila il tempo di una dormita veloce, disturbata da un jet lag importante, e di un bagno in piscina.
Nulla più se non il sole caldo nelle prime ore del mattino che si alternava ai nuvoloni minacciosi di pioggia.
Eravamo nel pieno del periodo delle piogge.
Ma che ci importava a noi.
Eravamo nelle Filippine, in quelle isole così lontane da tutto, a quattordici ore dall'Italia.
Ho fatto questo viaggio con la mia amica Milena di Bimbieviaggi, senza troppi programmi, nei limiti ovviamente del caso, tranne per alcune mete decise e volute a tutti i costi.
Una di queste è stata il Pinatubo.
Il Pinatubo è un vulcano attivo. L'ultima sua eruzione è avvenuta nel millenovecentonovantuno (dopo cinque secoli di inattività). Era stata prevista, di conseguenza decine di migliaia di persone furono fatte evacuare e messe in salvo, ma tutto il territorio circostante subì dei danni, soprattutto per la colata di cenere mista all'acqua delle piogge (il Lahr) che distrusse abitazioni e coprì tutto con la sua coltre. Tutto questo è ancora visibile.
Ma andiamo con ordine.
La distanza tra Manila e Santa Juliana (località scelta per il pernottamento prima di visitare il vulcano) è di circa centotrenta chilometri, ma il tempo che ci si impiega non è prevedibile. Noi abbiamo noleggiato un pulmino con autista e contrattato anche per il ritorno due giorni dopo. 

Alla fine siamo arrivati in un tempo indefinito, verso sera, dopo quattro ore di traffico, soste per foto, pioggia, traffico, traffico, traffico...

La vita fuori da quel mezzo scorreva veloce attraverso il finestrino. Prima il traffico della grande città, poi le grandi distese, campi incolti, altri coltivati, la gente per strada, i motorini ovunque, il caos, la calma, i colori che cambiano, le nubi che corrono. Il senso di smarrimento, il fuso orario ancora fortemente presente, un pranzo veloce e strano lungo la strada. 
L'inizio di un viaggio.








Sul Pinatubo non ci puoi andare da solo, ma ci si deve affidare ad una guida che per tutto il giorno ti sta vicino, fa trekking con te fino alla cima del vulcano e ti riaccompagna al ritorno.
Il Pinatubo è meno turistico di quel che si pensi, il business non è ancora arrivato, quindi non sono ancora molti i locali che ti possono accompagnare. Noi ci siamo affidati ad Alvin, proprietario della Guest House dove abbiamo alloggiato per due notti e che ci ha organizzato il tour. 
Alvin è una persona splendida, il suo sorriso è contagioso e l'amore per la sua terra sì è osmoticamente trasmesso dentro di me. 
Santa Juliana è un piccolo paesino tagliato in due da una strada prevalentemente di terra che si trasforma in fango con un po' di pioggia. Ha un fascino incredibile per me, il fascino delle piccole cose, quelle che ti fanno lasciare il telefono, inutile, da parte e ti portano a conoscere persone e bambini che corrono a piedi nudi e sorridono di una felicità autentica. Nell'aria si sentono profumi di cibo agrodolce e lungo la strada ci sono piccoli bazar dove trovare di tutto, dall'acqua alla spazzola per capelli, come quella che ho acquistato perché me l'ero dimenticata a casa. Venti centesimi per una piccola spazzola verde fluorescente dalla quale si staccava sempre un pezzo quando la usavo, ma che ho ancora nel mobile del mio bagno qui a casa...







La sveglia il mattino dopo è stata all'alba, perché per raggiungere la base del vulcano da dove inizia il trekking ci sono volute due ore di jeep in strade tutt'altro che agevoli.
Torrenti, una piana sconnessa, la pioggia, infinita e torrenziale pioggia, un paesaggio quasi lunare con i cumuli di la cenere ancora visibile dall'ultima eruzione ad accompagnarmi lungo tutto il tragitto.
Ovviamente sono arrivata bagnata fradicia, perché il tempo fa sempre un po' quel che vuole, e in quelle due ore ne ha fatte di tutti i colori, ingrossando anche piccoli corsi d'acqua e mettendo in difficoltà altre jeep che hanno dovuto essere trainate con le funi.
Esperienze, di quelle in cui pensi: e se succede qualcosa? Ma cosa ho portato a fare mio figlio qui se viene giù un fiume di terra e detriti?

Eh c'è anche quel rischio, perché lì quando comincia a piovere lo fa seriamente e a quel punto si fa marcia indietro e si torna alla base.
Per fortuna non ce n'è stato bisogno e abbiamo proseguito fino a destinazione.
Alla base del vulcano si lascia l'auto e si prosegue per circa tre chilometri a piedi in salita. L'umidità era tanta, il fiato corto (il mio). Ho camminato in mezzo ad una giungla, attorniata da un verde brillante, con tuoni in lontananza, e passo dopo passo ero felice, emozionata, bagnata e desiderosa di arrivare in cima.




E poi eccolo, il cratere nella sua completa bellezza. I colori hanno dato il meglio grazie all'uscita temporanea del sole che ha fatto brillare il tutto. Purtroppo il temporale è arrivato in men che non si dica, quindi abbiamo pranzato velocemente, scattato qualche foto e siamo letteralmente corsi via.

Il ritorno in discesa è stato veloce, mentre rivoli d'acqua sorprendevano i piedi all'improvviso. I tuoni hanno continuato, la pioggia pesante ci ha risparmiati nel ritorno.

Non servono molti aggettivi, non sarebbero comunque all'altezza e sufficienti. 

Sono esperienze, belle e potenti, di quelle in cui dici, cazzo sono salita fino in cima al vulcano Pinatubo dall'altra parte del mondo. Ho visto paesaggi incredibili, incontrato persone di una gentilezza disarmante, assaporato un territorio in dormiveglia, pronto a svegliarsi ancora...

Questo video, assolutamente amatoriale è l'unione di alcuni momenti trascorsi durante quella giornata. Li avevo pubblicati sul mio account Instagram durante il viaggio. Ehmmm a tratti è comico per la mia imbranataggine, ma suvvia fa parte di me e del viaggio!



Informazioni utili

Alvin Guest House (Alvin Guest House) si trova a Santa Juliana a circa 130 km di auto da Manila. Il costo per una stanza compresa colazione è di 1500 php a notte (circa 25 euro). Le camere sono carine e pulite, si mangia all'aperto e c'è un'ottima compagnia di cani e gatti. 

Il tour dalla guest house fino al Pinatubo, compreso di due guide, e pranzo è costato 2000 php a persona (circa 40 euro).




TRAVEL & FOOD: IL GULASH UNGHERESE

by 3:03 PM



A febbraio ho fatto un viaggio in Ungheria, a Budapest.
Una città splendida, che ha stravolto le mie aspettative. Me l'aspettavo "fredda", invece mi ha donato un calore unico, dato dalle persone che ci abitano, dai palazzi sfarzosi e dalla magia di un castello...

Paese che vai cibo che trovi.
Ed infatti, subito subito la prima sera, mi sono fiondata a mangiare il tipico Gulash Ungherese.
Pensavo di trovarmi nel piatto il tipico gulash che ho sempre mangiato tra Alto Adige e Austria, e invece...
Quanto mi piace sbagliarmi e innamorarmi di piatti nuovi che trovano un motivo per sorprendermi.

La parola gulash deriva da goulya che significa mandria di bovini.
Una zuppa liquida fatta con la carne di bue che i mandriani, appunto, preparavano dentro ad una grande pentola messa sul fuoco a legna, all'aperto, mentre trasportavano il bestiame attraverso la pianura Ungherese fino ai mercati.
Un piatto ricco e caldo, per superare le fredde serate sotto le stelle. Mi piace molto questa immagine: il fuoco che fa scricchiolare la legna sotto un tetto di puntini luminosi e il (me lo immagino bello eh) bellimbusto mandriano che prepara con la camicia arrotolata fino ai gomiti la zuppa.
Ma spazziamo via l'immagine, per dirvi come ho preparato io il gulash qualche settimana fa, ovviamente nessun fuoco scoppiettante ma una bella pentola a pressione....addio romanticismo!
La ricetta è più o meno come l'originale, mettete in conto che sono una pasticciona e che ci metto sempre un po' di mio (il caso)...come nei viaggi!

Ingredienti

Carne di bovino tagliata a pezzetti
Una cipolla bella grossa, per piangere un po' e per dare sapore
Due tre pomodori maturi
Un peperone giallo e uno rosso (così per dare colore, se sono verdi va bene comunque)
Due tre carote
Due tre patate
Qualche seme di cumino
Vino rosso (buono, che poi finirai con il gulash in tavola)
Paprika (rigorosamente comprata in Ungheria...dai scherzo la trovate anche qui!). La ricetta originale dice di abbondare, io ho abbondato, ma con effetti collaterali. Quindi mettetene un pochino in meno dell'abbondante!

Per questioni di tempo ( io ne ho sempre poco, non so voi) invece del paiolo di Harry Potter, ho usato la pentola a pressione. Io non la amo, perché secondo la mia fervida immaginazione potrebbe scoppiare da un momento all'altro, ma devo dire che dimezza puntualmente il tempo di cottura.
Quindi, fate soffriggere la cipolla sminuzzata pensando ad un libro drammatico così vi sentirete più a vostro agio, sì insomma, avrete un motivo valido per piangere che non sia una cipolla. 
Aggiungete poi la carne a rosolare, il vino e via via tutti gli ingredienti tagliati a dadini (peperoni, patate e carote).
Aggiungete la paprika (abbondate poco eh), il cumino e l'acqua fino al livello di cottura della pentola. Chiudete ermeticamente e sperate che non faccia boom! Hhihiih scherzo. Impostate 20 minuti di cottura.
Se non avete la pentola a pressione potete farlo anche con quella normale, il procedimento è lo stesso, la cottura durerà un'ora circa.
E questo è il risultato finale! Un po' piccante (ho esagerato) ma buonissimo.





Se siete in zona Budapest invece andate ad assaggiarlo al Ristorante Korhely in Liszt Ferenc Ter, è più buono del mio, ma non troppo eh :).



FALKENSTEINER IN CARINZIA, RELAX TRA LE MONTAGNE

by 8:18 AM


Qualche settimana fa mi sono presa un paio di giorni con il mio piccolo viaggiatore per passare del tempo assieme e goderci la natura nel suo momento, per me, più bello: l'autunno, con i suoi colori.
La destinazione è stata la Carinzia, che ho conosciuto in passato nel periodo invernale e in quello estivo, ma devo dirvi la verità, la mia stagione preferita è questa, di passaggio, dove tutto si incendia di rosso e giallo e ti mette in pace dai problemi di stress e lavoro accumulati; la natura fa del suo meglio per farci star bene.

Mi sono fatta coccolare all'Hotel Falkensteiner di Tropolach, in Austria ad una manciata di chilometri dal confine italiano.
Un wellness hotel che ha però molti occhi di riguardo per le famiglie, ed io e il mio bimbo ce ne siamo accorti subito.
L'hotel è immerso nella natura della piccola cittadina, che in autunno è vestita del foliage più splendido. In zona si possono effettuare passeggiate, escursioni e visitare i paesi vicini, un pezzetto di Austria tutto da scoprire.

Che ci siamo rilassati e divertiti molto ve lo devo dire?
Per me l'autunno aiuta a generare nuove energie e farsi un tuffo nel relax totale e immergersi nella natura dovrebbe essere prescritto dal medico.
Noi lo abbiamo fatto e ne portiamo ancora i benefici addosso.
Il Falkensteiner ci ha accolti nel miglior modo possibile. La struttura in legno e la camera con vista sulle montagne, la doccia in mezzo alla stanza, racchiusa da vetrate, il calore di una coccola che si espande nell'hotel... uno spettacolo.
E la cosa che ha fatto saltare di gioia mio figlio è stato l'accappatoio in mini formato apposta per lui da usare nelle piscine dell'Hotel.
Non ci era mai capitata questa attenzione per i piccoli ospiti, che è stata super apprezzata e subito usata.
E tu non lo vuoi fare un tuffo nelle acque calde in piscina?





Dovete sapere che il Falkensteiner ha un'area wellness che sembra un sogno. Acqua Pura.
Una piscina interna collegata ad una esterna con una temperatura di 30 gradi, una piccola piscina per bambini e la sala relax con vista sul Nessfeld, la montagna che fa da confine con l'Italia.
Poi c'e' un'area saune con sauna finlandese panoramica, Sanarium della valle del Gail, bagno turco, sauna infrarossi, fontana di ghiaccio, canale di acqua fredda, percorso Kneipp. Qui i bambini per ovvi motivi non possono accedere ma gli adulti sì, e con benefici fantastici; le luci soffuse e gli oli essenziali che aleggiano nell'aria creano un ambiente rilassante e una preziosa fonte di energia. 
E dove lascio il bambino mentre sono in sauna? Beh, il mio che è grandicello si legge un libro, ma per i più piccoli c'è a disposizione  l'area Falky con baby sitting professionale. 
Eh eh qui non si scherza.





All'Hotel Falkensteiner, colazione, snack pomeridiano e cena sono una cosa seria.
La colazione, il pasto più importante della giornata, al quale dedico lentezza, in hotel ha sempre un sapore unico. 
Avrei voluto passarci tutta la mattina tra pane, marmellate, dolci, pancetta e uova, succhi di frutta, tè e mille altre cose che avrei voluto mangiare ma delle quali mi sono nutrita solo con gli occhi per evitare di tornare in Italia rotolando.
Nel pomeriggio, per chi torna da passeggiate ed escursioni o per chi fa una pausa dalla spa, c'è lo snack pomeridiano da gustare nel bar con terrazza. Una coccola fatta di zuppe, insalate e prelibatezze dolci e salate.
La sera invece al ristorante panoramico si cena con una super vista sulle montagne. Un ricchissimo, anzi di più, buffet e un menù con 5 portate a scelta saranno i vostri compagni di serata.
Vi segnalo che la cucina va incontro anche a chi ha intolleranze alimentari o è vegetariano.







L'autunno si è rivelata una stagione perfetta per una fuga di relax, e il Falkesteiner un hotel adatto a tutte le esigenze.
E la bellezza di viaggiare tra una stagione e l'altra è trovare meno gente tra i sentieri, la piscina meno affollata e rilassarsi nel vero senso della parola!

Poco lontano da Tropolach, c'è un altro Falkensteiner, l'Hotel Sonnenalpe Nassfeld a 1500 m di altitudine. Un family hotel per vivere una perfetta vacanza in famiglia, sia in estate tra il sole e l'aria fresca, che in inverno ad un passo dagli impianti sciistici. Mi sa che ci farò una visitina prima o poi!


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