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VENEZIA TRAPANI ANDATA E RITORNO...PASSANDO DA PALERMO CON RACCONTI SICILIANI

by 16:17:00



Ho scelto la Sicilia e la zona di Trapani.
L'ho scelta di nuovo, dopo qualche anno, 
Nei posti in cui si sta bene, e ci si sente a casa, si ritorna sempre.

E poi fa parte delle meraviglie sotto casa, raggiungibile con voli low cost da prendere "al volo" per scoprire luoghi di una bellezza unica.
E così ho fatto, ho comprato un volo Ryan Air con destinazione Palermo, pronta a conoscere un altro pezzettino di quella affascinante isola chiamata Sicilia.
Non ho pensato di noleggiare la macchina, a volte è bello viaggiare in modo diverso. E poi la decisione è stata guidata anche dall'orario di arrivo a Palermo in tarda serata: se il volo avesse fatto ritardo c'era il rischio di non poter ritirare l'auto.
In effetti il volo da Treviso è poi partito con un'ora e mezza di ritardo, quindi la mia scelta si è rivelata perfetta!

Mica ci sono andata a piedi però a Trapani e nemmeno con il teletrasporto (anche se sarebbe una cosa super), ma ho usato un transfer.

In circa un'oretta un taxi mi ha portato a destino e mentre le luci scorrevano all'esterno senza mostrare bene quale fosse il panorama, l'autista mi raccontava di specialità culinarie, di posti dove andare a mangiare, di pasta ai ricci di mare e di panini cunzati.
Ammetto che la mia pancia ha cominciato a brontolare e la mia testa a sognare arancini morsi con avidità in riva al mare.
Che ci volete fare, la Sicilia per me significa anche buon cibo, e lo ammetto ci sono andata per risentire ancora una volta quei gusti unici, che profumano di mare e di medio oriente.

Avevo una settimana a disposizione, quindi ho cercato di organizzarla nel miglior modo possibile per consentirmi vedere città nuove, eventi imperdibili e ovviamente per avere tutto il tempo necessario per mangiare!

Facendo base a Trapani ho visitato la città, e poi Erice, Marsala e Mazara del Vallo, spostandomi da Trapani in treno. Poi sono stata traghettata a Favignana per qualche altro giorno, dove mi sono mossa in bicicletta, o a piedi.

Come detto spesso, negli ultimi anni, cerco di non correre, ma di fermarmi e godere dei posti e dei luoghi e delle persone.

Di tutti i posti visti ve ne parlerò nel blog un po' alla volta, per farvi assaporare, per quanto possibile, le stesse sensazioni che ho provato io.

Al settimo giorno, a malincuore ho dovuto lasciare il mare e il rapporto che con lui avevo instaurato. Ho dovuto salutare il vento che incessante mi ha accompagnata, per tornare al nord in attesa di ripartire ancora....
Di nuovo il servizio di transfer mi ha riportato in aeroporto, questa volta di pomeriggio, e ho potuto ammirate il paesaggio che mi ha affascinata almeno quanto le storie che mi ha raccontato l'autista.
Per esempio c'è una casa che ha la cucina nel comune di Trapani ed il bagno nel comune di Erice...i confini sono una cosa strana.
Un'altra storia o leggenda che sia, parla di come sia nata la mafia con i delitti da uomo d'onore. Questa storia, pensate, al mio autista pare l'abbia raccontata uno studioso francese venuto in viaggio in Sicilia. C'era una nobildonna, la baronessa di Carini, moglie di Don Vincenzo che fu uccisa dal padre per motivi d'onore assieme al presunto amante.
La storia in sé la si conosce, ma che fu la nascita di qualcosa di più grande in pochi lo sanno.

Perchè il viaggio è fatto anche dalle persone che si incontrano lungo la strada e dai loro racconti!




Informazioni utili

I voli della Ryan Air come ben sapete sono economici se presi per tempo, sotto data il prezzo può salire anche un bel po'. Da Treviso a Palermo ci vuole circa un'ora e mezzo di volo.
Per il transfer dall'aeroporto di Palermo a Trapani città e viceversa mi sono servita del servizio di Trapani Tourism Service puntuali, cortesi e soprattutto mi hanno raccontato un sacco di storie e aneddoti. Capite che io vengo dal nord, il tassista che di solito mi porta in aeroporto è già tanto se mi dice buongiorno...
La società trapanese non solo fa trasferimenti dagli aeroporti di Palermo e Trapani ma organizza anche escursioni nella parte occidentale dell'Isola, ideale per chi non ama organizzarsi da solo le varie visite nei dintorni di Trapani. Potete sceglierle in base al vostro tempo e al vostro budget, con una guida o solo con l'accompagnatore!

#INNESTASTORIE E LA MIA STORIA RACCONTATA A VINITALY

by 16:32:00






Domenica al Vinitaly è stato presentato InnestaStorie, il progetto (eno)letterario dei giovani viticoltori veneti.
Lo scopo era quello di raccontare il ricambio generazionale in viticultura.
E tra i racconti presentati c'era anche il mio.
Grazie al Consorzio Vini Colli Euganei  che ha lanciato "Fiori d'arancio in cerca d'autore" ho potuto raccontare qualcosa di me.

Di solito su questo blog scrivo solo di viaggi, ma come ben sappiamo, tutti abbiamo delle storie da raccontare, e quella che ho scritto per InnestaStorie è vera, e parla della mia infanzia, di vino e del duro lavoro che ci sta dietro a quel grappolo, per farlo diventare un nettare unico.
Parla di mio padre, che ho amato ed amerò per sempre, perché mi ha insegnato molte cose...avrei voluto me ne insegnasse molte altre, ma il destino a volte non chiede il permesso.
Anche questa storia, a modo suo, è un viaggio....




Ricordi di bambina.

In effetti ero una bambina. Avevo i capelli i ricci, le guance rosse e degli occhiali tondi, come quelli di Harry Potter, anche se il maghetto sarebbe stato pensato solo molti anni più tardi.

Vivevo in città, ma in realtà era campagna. Ero ai margini della zona abitata, con campi coltivati attorno e animali nella stalla.

Di questo mi vergognavo perché mi chiamavano la campagnola.

Ora invece ne vado fiera, perché ho vissuto la mia infanzia tra le fasi lunari della semina e dei raccolti, con in mano conigli appena nati, e ho visto nascere pulcini in una magia che ancora oggi non riesco a spiegarmi.

Ma un’altra delle magie a cui prendevo parte era il percorso che quel frutto pieno di chicchi dorati faceva per diventare un nettare divino.

Il frutto che nasceva dalla terra e che cresceva mese dopo mese, esposto alle intemperie, al sole, alla pioggia, alla grandine che tutti temevano.

E nonostante tutto continuava a crescere noncurante di quello che poteva capitargli, con una voglia di vivere dentro che lo faceva maturare rigoglioso e perfetto.

Mio padre aveva un vigneto, e quello che gli ho visto fare è qualcosa che resterà in me per sempre.

Lavorava in una fabbrica e, dopo lavoro, curava le sue vigne quasi fossero figlie sue, con amore, passione e dedizione.

Nulla si improvvisa, e lui non improvvisava nulla.

Io volevo dargli una mano, ma che mano può dare una bambina? Eppure ero la sua aiutante; con mia sorella andavo nei campi, lì dove un altro mondo si apriva, fatto di risate e di rincorse, di scoperte e di amore.

A novembre le giornate si accorciavano e iniziava la potatura, per far sì che le vigne crescessero rigogliose. E’ il periodo migliore perché le piante sono a riposo e si possono tagliare i tralci dell’anno passato. Anche qui nulla era lasciato al caso: c’è di mezzo la vita di una pianta…

Sono ricordi vivi nella mente i miei, quelli di un bambino che assorbe tutto quello che un adulto può insegnare. Ho imparato che per ottenere un buon vino, oltre ad una buona dose di fortuna con il clima che sempre comanda, ci vuole molta passione e amore per la terra. Mio padre non diceva “farò”, “faccio domani”. Non rimandava nulla.

E mentre qualche mio amico se ne stava chiuso in appartamento io guardavo la natura da un altro punto di vista: le scarpe infangate quando per i campi cercavo di rendermi utile, il risveglio fatto di leggiadre farfalle che volavano attorno ai primi germogli, l’aria calda ed estiva delle vacanze che maturava il frutto dell’uva. Il fiore d'arancio che nasceva lentamente...

Arrivava infine il periodo della grande festa, che tutti chiamavano vendemmia. Vedere tutta quella gente lavorare assieme con il sorriso sulle labbra nonostante la fatica era un momento di gioia.

C’erano amici e parenti che correvano a destra e a sinistra con cassette di legno piene di uva da svuotare nel rimorchio. C’erano donne con il fazzoletto annodato in testa che con le braccia protese al cielo tagliavano di netto con una forbice il grappolo d’uva. C’erano bambini che correvano sotto le vigne e lungo i filari, perché la festa era per tutti. Qualcuno cantava, qualcuno raccontava storie, qualcuno mangiava qualche chicco d’uva appiccicaticcio, unto ma di un gusto inconfondibile.

Mi ricordo il primo succo d’uva, quello prima della fermentazione.

Ricordo che la nonna ne prendeva un secchio e se lo portava in cucina dove la stufa era sempre accesa ed un odore di legna scricchiolante aleggiava perpetuo nell'aria.

Quello era il mosto, dolce e profumato che veniva lavorato da sapienti mani per diventare vino cotto con l’aggiunta di zucca, patate americane e mele cotogne. Ne nasceva una composta che fatico ancora a dimenticare. Altre volte si facevano i sugoli mettendo a cuocere sopra la stufa quel nettare assieme a farina bianca e gialla e mescolando per molto tempo, mentre fuori il lavoro continuava per trasformare il succo in vino.

E così continuavano per ore e per giorni i riti di una vendemmia che si tramandavano da generazioni. Questa è storia da tenere in mente, sono racconti che devono sopravvivere al tempo e alla modernità. Sono i ricordi di una bambina, piccola e riccia, che non vuole dimenticare la magia di questo frutto chiamato uva.









FONDAZIONE JONATHAN COLLECTION, UN MUSEO CHE VOLA DAVVERO

by 15:34:00




Immerso nelle colline trevigiane c'è un museo fatto di storia.
Questa volta non si studia sui libri, ma all'aria aperta.
Siamo in una terra che è stata teatro di sanguinose battaglie durante la Prima Guerra mondiale, e proprio qui nasce una fondazione che ha lo scopo di commemorare alcuni dei combattenti, dei signori eleganti con le ali e una carlinga...

Gli aerei storici sono i protagonisti di un luogo in cui il tempo sembra essersi perso e passato e presente si fondono in un unico momento.
Un hangar della prima guerra mondiale ospita riproduzioni di aerei famosi che Giancarlo Zanardo, pilota per passione, classe 1939, ha costruito con le proprie mani, in riproduzioni perfette di aerei per la propria collezione esposta alla Fondazione Jonathan Collection. Tra i molti c'è anche il Flyer progettato dai fratelli Wright, il primo aereo che si sollevò da terra nel 1903.



Ora, capite che quando ho messo piede dentro quell'hangar mi sembrava di essere nel film di animazione Planes? 
Perdonatemi, ma con un bambino a casa innamorato di tutto quello che ha due ali per volare mi viene semplice la trasposizione animata.
Comunque è veramente un luogo magico per chi ama volare e per chi è appassionato di aerei storici.
Dietro a tutto questo c'è una persona che ha volato sopra molti cieli e ha voluto donare a tutti noi un pezzetto di quella passione che gli ha fatto passare molte ore all'interno di carlinghe di legno e sedili scomodi. Cuffie, giubbotti di pelle e occhiali erano l'abbigliamento del pilota mentre il vento faceva galleggiare queste strane macchine volanti. Volare per me è magia, anche se so che si tratta di qualcosa di più profondo che ha a che fare con l'ingegneria...
A me piace sognare e alla fondazione si può sognare in grande, anzi, lì i sogni possono diventare realtà.
Infatti è possibile volare con piloti esperti sopra le colline. E' un'esperienza emozionante, raccontata da chi su quegli aerei ci è salito con il cuore in gola dalla felicità (io avrei avuto un po' di paura, ma anche la paura fa parte delle emozioni). 





La pista in erba lunga più di un chilometro fa rullare splendidi velivoli, dei quali, lo ammetto, ne ho riconosciuti molto pochi. Ma i musei sono nati per questo, no? Per far conoscere e divertire, per farci entrare in un mondo che altrimenti sarebbe sconosciuto.
Il mondo della Fondazione Jonathan Collection è adatto a grandi e bambini (assolutamente sì) che si possono immaginare piloti alla scoperta del mondo.
E poi chi non vorrebbe fare un pic nic in un posto del genere? A disposizione dei visitatori c'è un'area dedicata per passare una giornata tra aerei che sembrano usciti da un film, tanto verde e tante storie da ascoltare che lasciano a bocca aperta!


Informazioni

La Fondazione Jonathan Collection si trova a Nervesa della Battaglia, in provincia di Treviso. La cosa simpatica è che puoi arrivarci in auto oppure in aereo e nel sito sono indicate tutte le coordinate per l'atterraggio in pista: mi raccomando non prendete l'Airbus 380 però.
Per la visita al museo è richiesto un contributo di 5 euro.
Per tutte le altre informazioni consultate il sito jonathanaereistorici.it






Non assomiglia a Planes?



DOVE DORMIRE A LISBONA: INSPIRA SANTA MARTA HOTEL

by 14:27:00





Lisbona a settembre è stata una di quelle idee fantastiche che improvvisamente si impossessano di me.
C'era la voglia di vedere una città fuori stagione, quando la folla di turisti diminuisce e si può godere di piazze e musei senza dover fare a botte con il vicino; e la voglia di poter stare in silenzio ad ammirare il paesaggio senza che qualcuno si metta davanti a te perché crede che la sua foto sarà meglio della tua.
In realtà città meravigliose come Lisbona sono sempre piene di viaggiatori che vogliono viverla talmente intensamente fino ad averne nostalgia ancor prima di ripartire...

Una volta, quando ero più giovane, poco mi interessava dove avrei dormito.
Doveva essere economico, più o meno pulito e con l'acqua corrente. In fondo dovevo starci solo la notte, tutto il resto del tempo lo avrei passato in giro a scoprire e a curiosare.
Ora sono cresciuta e viaggio spesso con il mio piccolo viaggiatore.
Ovviamente l'economia è ancora una priorità, ma sto attenta anche ad altre piccole cose. Da quando ho un bambino la giornata in giro per la città spesso si spezza in due, quindi tornare alla base e trovare una sistemazione comoda e confortevole per un paio d'ore rientra nelle priorità per le ricerche della sistemazione durante un viaggio.
Con gli anni si cambia, o si invecchia...punti di vista, e ci si vuole coccolare.
Poi magari quando mio figlio sarà più grande partiremo assieme con zaino in spalla e tornerò a dormire in posti approssimativi, con i bagni in comune (mamma illusa, lo so)...



Tutto questo per arrivare all'Hotel dove ho soggiornato a Lisbona.
Si chiama Inspira Santa Marta Hotel e si trova vicino ad Avenida de Libertade e a Praca do Marques de Prombal, praticamente in centro città, punto di partenza per itinerari a piedi.

La cosa più bella? Per me, in assoluto, la colazione. Adoro quel momento del giorno che rimane in balia tra la notte e le nuove avventure, quando come un diesel devo carburare un attimo per rendermi conto di quello che devo fare. E in viaggio, quando l'orologio si ferma, mi piace dedicarmi a questa primissima parte della giornata quasi fosse un rito, a partire dalla scelta del posto, all'osservare cosa offre il menù inebriata dal profumo di pane caldo.
Ed è stato proprio durante la mia prima colazione in questo hotel che ho assaggiato per la prima volta il pasteis de nata...e niente! da quel giorno molte cose sono cambiate, nuove percezioni e nuove domande si sono impossessate di me, per esempio: ma come ho fatto a vivere fino ad ora senza il sapore di questa meraviglia???? Poi ho ovviamente assaggiato quelli di Belem e l'estasi è continuata per giorni...

Passiamo alla stanza, che vorrei ricostruire in casa mia; purtroppo il bricolage non è ancora tra i miei hobby preferiti. Progettata in base ai principi del feng shui, per riposare nel miglior modo possibile, in armonia con ciò che ci circonda. Tutta la camera, compresa la zona bagno, è un open space con alcune pareti divisorie (la zona wc ha la porta eh!) in modo da creare un unico spazio ampio in cui vivere.






Altro punto di favore è il ristorante, che ho provato una sera perché il piccolo era a livelli di stanchezza sopra il limite consentito. Quindi ho pensato alla comodità di provare il ristorante in Hotel. Si chiama Open Brasserie Mediterranica ed è ovviamente aperto a tutti, non solo agli ospiti del Santa Marta. Serve piatti della cucina mediterranea, anche senza glutine. Lo chef, rispondendo alle mie domande impertinenti, mi spiegava che i prodotti alla base dei piatti sono tutti biologici, per dare un valore aggiunto ad una cucina ricercata ma tradizionale.



Io mi sono trovata benissimo, in una città che ho adorato. Ci sono stata solo tre giorni, effettivamente troppo pochi, ma non escludo di tornarci presto.
Nei prossimi post vi racconto di Lisbona vista con i miei occhi e con quelli del piccolo viaggiatore!

Per informazioni consultate il sito Inspira Santa Marta Hotel


BUDAPEST IN DUE GIORNI O POCO PIÙ

by 08:48:00






 L'aereo è partito in ritardo ed è atterrato in anticipo.
Quarantacinque minuti di volo separano Venezia da Budapest.

La verità è che la destinazione è stata un po' casuale.
Il biglietto aereo invitante e la curiosità di vedere una città nuova hanno fatto cadere la scelta su Budapest.

Non ne avevo sentito parlare bene, ma nemmeno male, per cui non mi sono fatta molte aspettative, ero semplicemente curiosa, come un gatto che cerca nuovi pertugi dai quali potrebbe uscire prima o poi un topolino.
E la curiosità mi ha premiata all'istante.
Mi sono ritrovata in una città elegante, che mi ha conquistata al primo incontro.
A volte chiedo del tempo, invece questa volta l'amore è stato fulmineo.
In due giorni ho gustato per bene la sensazione di stare in una capitale dell'est con molta storia da raccontare, con monumenti talmente belli da far venire i brividi e con un castello che mi ha catapultata in una favola.
E io, da brava romanticona, non ho potuto non immaginarmi dama di corte con un vestito troppo lungo e troppo rumoroso nel muovermi.
Ma lasciamo le fiabe per un momento e vi racconto cosa ho visitato in due giorni e mezzo, passo dopo passo...muovendomi tra le note di un grande compositore di nome Liszt, il profumo di gulash e il gusto poetico di una fresca birra.

Budapest è divisa, o unita, dal Danubio, il grande fiume: da una parte Buda e dall'altra Pest divise per molte anni e unite dalla fine dell'ottocento....

La metropolitana di Budapest sembra un salotto vintage dove sedersi sorseggiando un tè aspettando qualche amica. Le mattonelle alle pareti con la scritta della fermata, le panchine di legno, e quei vagoni che hanno sentito tante di quelle storie che quasi quasi ne esce un libro...
La metropolitana di Budapest è stata la prima dell'Europa continentale ad essere costruita...era il 1896.

Il Parlamento ha un impatto molto forte su chiunque gli passi accanto. Gli occhi rimangono spalancati davanti alla sua imponente mole. Neogotico, Rinascimento e Barocco, tutto in un'unica costruzione che lo rende il terzo parlamento al mondo per grandezza. 
Non ho visitato il suo interno, la giornata era troppo bella per rinchiudermi in un palazzo.




La Basilica di Santo Stefano è la chiesa cattolica romana più importante della città. Per darvi un'idea della sua grandezza vi dico che può contenere circa 8500 persone. La parte più bella, per me, è stata salire sulla cupola. Ci sono 364 gradini (o un comodo ascensore) per non perdersi un panorama favoloso a tutto tondo sulla città. C'era molto vento quando sono salita, un vento che faceva invidia a Trieste, ma lo spettacolo in prima fila è stato unico: le città dall'alto fanno vivere emozioni.



A Buda dall'altra parte del Danubio, ad ovest, c'è il quartiere del Castello. Qui non si può far altro che togliersi i vestiti da viaggiatore e indossare quelli da dame e cavalieri. E' una favola romantica quella da vivere sopra la collina che domina tutta la città di Pest, con una vista speciale sul Danubio e sul parlamento. Ci sono stata dopo il tramonto e i colori, credetemi, avevano un che di magico. Mi sono sentita una principessa fortunata di poter ammirare una tale bellezza, a salire e scendere dai bastioni, a fermarmi e guardare come se il tempo per qualche istante avesse smesso di scorrere.




Le scarpe sulla riva del Danubio mi hanno fatto riflettere. Uno dei monumenti più conosciuti a Budapest a ricordo dell'Olocausto. Si trova lungo il fiume nel tratto tra il Ponte delle Catene ed il Ponte Elisabetta. Sono sessanta le paia di scarpe da uomo, da donna e da bambino a ricordare il massacro di cittadini Ebrei compiuto dai miliziani durante la seconda guerra mondiale. Non aggiungo altro, solo il silenzio tra me e il fiume.




Piazza degli Eroi ti si para davanti appena si esce dalla metropolitana in tutta la sua grandezza. La colonna in centro misura trentasei metri, e sulla sua cima l'arcangelo Gabriele regge la croce patriarcale e la corona ungherese. Alla sua base un gruppo di statue sono state scolpite per il millenario della conquista della patria. A pochi passi dalla piazza si può visitare il castello di Vajdahunyad Vára, con un bellissimo parco tutto attorno. Credo che in primavera sia più bello e accogliente, io l'ho visto un pochino spoglio e con molti lavori in corso.



La Sinagoga accoglie fino a 3000 persone ed è la più grande sinagoga attiva in Europa e la seconda al mondo. In stile Bizantino e Moresco è minuziosamente e meravigliosamente decorata. Ha due torri gemelle alte quarantatré metri e una cupola a bulbo; è inserita all'interno di un insieme di edifici tra i quali il museo ebraico, nel quale è stata raccolta e raccontata la vita degli ebrei d'Ungheria, con oggetti di culto, o legati alla quotidianità e molte immagini del ghetto cittadino.



L'isola Margherita è un'oasi di pace in mezzo al Danubio. Collegata da un ponte alla terra ferma, è un parco dove si possono trovare amanti dello jogging correre lungo tutta la pista che circonda l'isola, nonnini che passeggiano tenendosi per mano, coppiette che innamorate si scambiano sospiri e bambini che con la famiglia giocano nei parchi vista fiume. In estate l'isola si anima un po' di più che in inverno, quando anche piccoli stabilimenti balneari aprono le loro porte alla bella stagione e alla bella gente che vuole rilassarsi dalla vita cittadina.



A Budapest ci sono 128 sorgenti termali, e se ve lo state chiedendo, no, non sono andata alle terme! Dite che ci devo ritornare?


Qualche informazione utile.


Da Venezia a Budapest e ritorno ho volato con la EasyJet. Il volo l'ho preso quattro mesi prima della partenza spendendo meno di quaranta euro a/r.

Dall'aeroporto alla città ho preso un taxi perché era sera, ma al ritorno ho usato la combinazione metropolitana e bus.

La scelta dell'hotel è stata abbastanza casuale. Ho soggiornato all'Hotel Ambra (tra il ghetto e l'Opera) pagando 60 euro a notte la camera doppia. Hotel carinissimo, pulito e con un'ottima colazione.

Per girare con i mezzi pubblici ed avere qualche sconto ai musei ho fatto la Budapest card ad un costo di circa 25 euro per due giorni e mezzo.

La mia impressione è che Budapest sia una città economica (tranne che per la Budapest card e la Sinagoga).
Mangiare in ristoranti di buon livello spendendo circa 10 euro direi che non è male, e la birra...la birra mi è piaciuta moltissimo!

Vi consiglio il ristorante Korhely, in Liszt Ferenc Ter, dove ho mangiato un ottimo gulash (che non è il gulash come lo intendiamo noi, è piuttosto una zuppa con fagioli, carne e verdura)!




Tutte le foto sono state scattate con una Nikon D750 50mm

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