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L'ISOLA D'ELBA IN BARCA A VELA, ESPERIENZA DA VIVERE.




Si è sospesi, costantemente sospesi in un mare che pare senza fine
tra un rollio e un beccheggio,
con la pelle arsa dal sole, e la salsedine che si insinua 
nelle pieghe della vita, per risanarle.

La bellezza.

Non mi ero mai accorta di quanto fosse bello il mare vissuto appieno da una barca.
Non mi ero mai accorta di quanto fosse bella un'isola vista dall'altra sponda...quella del mare.

Una nuova esperienza per me che in barca ci sono stata per brevi gite di qualche ora.
La sensazione è quasi la stessa.
Quasi.
Vivere in barca, far parte dell'equipaggio, dona un sapore nuovo ed una consapevolezza nuova.

Non solo si naviga, in una barca si vive.
Si dorme,
si mangia,
ci si diverte (punto da non sottovalutare).

L'isola d'Elba, il suo mare e la bellissima Vagabonda mi hanno accolta assieme ad un gruppo di amici per farmi scoprire le bellezze che un mare condivide con una barca a vela.
Quasi più nessun segreto (qualcuno mi sarà sicuramente sfuggito) per me, neofita di ormeggi, "cazzate" di randa e vento nei capelli.
Sconsigliata a chi ama i grandi spazi, o a chi in vacanza si porta dietro l'armadio.
In barca a vela tutto quello che è inutile lo devi gettare dalla barca, o meglio ancora lasciarlo a casa.
Ed è vero, quasi una lezione di vita, per alleggerire il bagaglio non solo dei vestiti, ma anche dalla sensazione di pesantezza che a volte ci si porta appresso.
Lo spazio è piccolo, ed è da condividere con gli altri ospiti. Non si può imbrattare di cose inutili quando basta veramente poco...
La coordinazione è d'obbligo, tutti sono essenziali, tutti collaborano per tenere in ordine la barca, per preparare il pranzo, per spiegare le vele, per ridere con un bicchiere di vino in mano mentre un tramonto incendia di emozioni.



La sera ci si ferma nel porto, e poco importa se soffia un vento che ti sembra di essere la protagonista della "Tempesta perfetta" e non riesci a dormire perché pensi di essere andata alla deriva (e invece sei saldamente legata e in sicurezza nella darsena, grazie ad un super skipper!).
Sono tutte sensazioni che hanno cominciato a far parte di me, e quasi quasi, quando si doveva scendere per una passeggiata o per la cena, mi sentivo a disagio e mi dispiaceva abbandonare quel costante movimento che mi cullava.

Poi ci sono le storie, le esperienze di chi ha già navigato, i racconti di uno skipper che ha visto mari e onde, e gestirli è il suo mestiere oltre che la sua passione.
Poi ci sono io che prendo in mano il timone, e agitata come non mai, inizio ad immaginare che porterò alla deriva tutto l'equipaggio...
E invece no, mi rilasso, mentre il vento mi passa accanto, mentre mi si spiega di poggiare e orzare, di fissare sempre un punto all'orizzonte... e la barca va, scivola via che è una bellezza tra paesaggi che mi fanno amare ancora una volta in più la mia Italia.
Pensando che di meraviglie dietro casa ne abbiamo tante, basta scoprirle e farle scoprire...



Grazie a Giada Pappalardo per la foto


L'esperienza in barca a vela ho avuto modo di farla grazie a Bluewago e il suo modo meraviglioso di vivere il mare.
Grazie anche a Visit Elba ho potuto scoprire l'isola nei suoi angoli più nascosti....e ve li svelerò presto!







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BELLARIA-IGEA MARINA, IL RITORNO. DAL DIARIO DEL PICCOLO VIAGGIATORE



Quando mi è stato chiesto di tornare a Bellaria e a Igea Marina subito ho ricordato quanto mi sono divertito l’anno scorso e ho pensato che tornare sarebbe stato ancora divertente e che magari avrei potuto rivedere le persone simpatiche che avevo conosciuto e Lillo, andare in barca e mangiare la piadina.Quando sono arrivato è stato troppo forte. La camera che ci hanno dato all’Hotel Bolognese aveva un letto veramente giga, non ne ho mai visto uno grande così. Ci stavano almeno 6 persone. E sopra il letto c’erano i sette nani, anzi no, erano sei, perché il settimo ero io. Non ho guardato però quale fosse quello che mancava.




E la seconda sorpresa è stata vedere sul letto un giornalino con le fotto del mio viaggio in Romagna dell’anno scorso in cui c’ero pure io. Ho cominciato a saltellare dicendo “sono sul giornale di Lillo!! Sono sul giornale di Lillo!!”, e a pensare che l’avrei fatto vedere a tutti i miei compagni di classe, perché loro sul giornale non ci sono mai finiti.





I giorni successivi ho fatto tantissime cose: ho giocato con tanti bambini, ho mangiato piadine con la nutella, ho rivisto i dinosauri del Parco del Gelso, ho fatto dei giri con il trenino della città, ma ci sono tre cose che mi sono piaciute più delle altre.

Giocare in spiaggia durante la mareggiata. 
Un giorno ad un certo punto si è alzato il vento e prima di cena siamo andati in spiaggia. Non c’era nessuno e il mare stava bagnando le prime file degli ombrelloni. C’era una luce strana e tante onde. C’erano anche i surfisti con l’aquilone e con la vela che si divertivano un mondo. Io non sono capace di andare sul surf, e allora mi sono messo a correre tra gli ombrelloni.





Preparare una piadina e un cassone.
Dopo un bellissimo giro in trenino siamo arrivati ad una fattoria dove abbiamo visitato i campi di lavanda, e abbiamo visto gli animali. Poi siamo entrati in una grande stanza e ci hanno dato un grembiule, un mattarello, un tagliere e gli ingredienti per preparare la piadina! Io ci avevo provato anche l’anno scorso, ma non era riuscita proprio bene. Quest’anno invece è venuta fuori benissimo, grazie anche all'aiuto della signora Alba Rosa. Ho fatto anche un cassone, che è una piadina ripiena, e poi li ho anche mangiati!






Salire sul Carro dei Pirati al Carnevale. 
Il Carnevale di solito è a Febbraio, ma a Bellaria e Igea Marina lo fanno anche in Giugno. Ho pensato che sarebbe stato molto strano andare al Carnevale, ma poi l’idea mi è piaciuta subito quando salito sul carro dei pirati, con una bandana e un cinturone. Abbiamo passato tutta la sera a girare per la città lanciando caramelle e coriandoli ai bambini fermi lungo le strade. Una festa bellissima tutta musica e colori. 
Anche quest’anno mi sono divertito a Bellaria e Igea Marina: faccio sempre tante cose divertenti oltre che andare al mare. E poi alla fine ho pure incontrato Lillo, ed è stato bello perché l’anno scorso non l’avevo mica incontrato per davvero!!!





NDR. Il post è una raccolta delle idee del piccolo viaggiatore. Certo, i tempi dei verbi e i congiuntivi sono stati un po’ aggiustati… 
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NAVE DE VERO IN JAZZ, RITMO ED EMOZIONI



Chi di voi non ha mai ascoltato della musica Jazz?

Una musica che trascina, emoziona, manda in estasi.
Nomi come Louis Amstrong, Thelonius Monk, Glenn Miller e Ella Fitzgerald vi dicono niente?

Mentre scrivo di solito lo ascolto, comunica energia, una forza che mi entra dentro e vibra.
Esagero? Non credo...

Il jazz è nato in Louisiana nel diciannovesimo secolo, e sapete qual è stata la sua grande caratteristica? L'improvvisazione!

Libertà di espressione, riconosciuta come il genere musicale simbolo degli schiavi di colore che in quegli anni lavoravano nelle piantagioni di cotone nel sud degli Stati Uniti.

Dischi in vinile girano in casa di appassionati di Jazz, che quasi le gambe non riescono a star ferme e fremono al ritmo di una musica che entra in circolo nel sangue e fa faville anche in un corpo stanco e pigro.

Le emozioni che dà questo tipo di musica sono incredibilmente più forti quando la si ascolta dal vivo, dalle mani e dal fiato di grandi artisti che portano avanti con passione note che leggere si librano nell'aria.

Tra gli appuntamenti in zona Veneto alla Nave de Vero, a Marghera, il Jazz è di casa nel mese di luglio.
Ogni venerdì la Nave sarà trasformata nel più grande Jazz Club del Veneto.

Venerdì 15 Hiromi, pianista e compositrice Giapponese, emozionerà il pubblico con la sua energia creativa e la capacità di evocare atmosfere uniche.
Porterà con sé, per l'occasione il Trio Project, e il suo nuovo album Spark.

Il 22 luglio ci saranno Karima & Dado Moroni Trio, che animeranno la serata con brani in una raffinata chiave Jazz. Capolavori pronti ad incantare una platea con la voce unica dell'artista Italo-Algerina.

La terza edizione di "Nave de Vero in Jazz", avrà la sua serata conclusiva venerdì 29 luglio con una particolare serata in chiave gitana con Tomatito...

Pronti per il ritmo abbinato all'emozione?

Informazioni utili.

La Nave de Vero si trova a Marghera, a pochi chilometri da Venezia.
Tutte le serate sono ad ingresso libero e iniziano alle ore 21.30; è inoltre possibile prenotare un tavolo con consumazione a 10 euro a persona per godersi la serata comodi, rilassati e in prima fila!
Le prenotazioni vanno fatte al sito navedevero.it









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VENEZIA CON BAMBINI, UN FINE SETTIMANA PERFETTO






Venezia è la città che meno si adatta a dei bambini...

Siete sicuri di questo?
Io dico di no, ma è una frase che molto spesso mi sento dire dai genitori.

Quello che invece mi sento dire dai bambini è: 
Venezia è una città dove le strade sono i canali e dove le macchine sono le barche.

Mi sembra un buon motivo per portarci un bambino che dite?

Ma io ve ne do altri 5

Il museo di storia naturale.
Si trova a Fondaco dei Turchi, a quindici minuti circa, di cammino ovviamente, dalla Stazione dei treni. Il museo è nato grazie al materiale raccolto durante la vita di un nobile veneziano, che in vita metteva a disposizione la sua casa per gli studiosi; il nobile ha pensato poi di lasciare il suo palazzo e tutto il contenuto in eredità alla città perché se ne facesse un luogo da visitare. Oggi il museo inizia con la ricostruzione completa di un gigantesco dinosauro, dal grande effetto scenico. Poi si prosegue passando dai fossili, alle collezioni e ricostruzioni di animali, alle postazioni interattive per spiegare l'evoluzione della vita. Il tutto in un palazzo magnifico affacciato sul Canal Grande con uno splendido giardino dove poter fare merenda!


I laboratori del museo Guggenheim
Chi l'ha detto che il Guggenheim è solo un museo per grandi?
Ma figuriamoci, i bambini hanno il dono dell'interpretazione delle opere d'arte, e questo museo può fare al caso loro.
La domenica mentre gli adulti si fanno la loro visita tra gli artisti, i bambini, di età compresa dai 4 ai 10 anni possono fare dei laboratori gratuiti. Un modo per introdurre i piccoli artisti all'arte moderna e contemporanea in modo del tutto divertente. Ogni attività comincia con l'incontro con un'opera esposta nel museo per poi continuare in laboratorio per sprigionare la vena artistica. Il mio piccolo l'ha provata, e gira ancora per casa la sua splendida opera d'arte!




Un giro in barca tra i canali con il Gruppo Remiero Tre Archi
Complice una mia amica che voga alla veneta in questa remiera, ho potuto conoscere questo mondo nuovo, a partire dalla rimessa per le barche fino alla dedizione e alla passione che si cela dietro a questa attività.
C'è da perderci la testa dentro la rimessa, tutte le barche hanno nomi e caratteristiche diverse: la Caorlina, il Sandolo, il Pupparino, la Gondola e poi altre ancora. Un bambino può solo divertirsi in un ambiente così. Far scendere la barca dal suo "scaffale" e posizionarla sotto una specie di gru per metterla in acqua è già un'avventura...e poi? Poi si sale a bordo e, mentre i professionisti vogano e si allenano, un bambino può guardare Venezia da un nuovo, diverso ed entusiasmante punto di vista...se poi gli dà pure un remo in mano, la giornata sarà segnata come una delle più belle trascorse.
Quando il giro finisce si torna alla remiera, si ritira su la barca e la si pulisce, tutti i passeggeri lo fanno: un rito molto bello, il prendersi cura di qualcosa, mai scontato, che fa crescere anche gli animi più piccoli.



Visitare il Lido di Venezia
Da Venezia al Lido, passa il tempo di un giro in traghetto, che fa sempre piacere, perché un giro in barca per un bambino è sempre bello e perché finalmente ci si può anche riposare dopo tanto camminare per campi e calli! Un'isola lunga 12 km, con una spiaggia lunghissima, che a settembre è sede del festival del cinema, cosa che non interessa ovviamente ai bambini. A loro può invece interessare il piccolo paesino di Malamocco, che, quasi una piccola e tranquilla Venezia, incanta con i suoi campi e colori. Vi consiglio di farci visita a luglio quando la sagra del pesce prende il sopravvento e non puoi fare a meno di sederti con vista laguna, mangiare un scartosso de pesse fritto, mentre il brusio della gente, i bambini che ballano e cantano e le lucine accese a festa creano un'atmosfera senza pari.




Visitare la Libreria Acqua Alta, e comprare qualche libro
Se non siete mai stati alla Libreria Acqua Alta, dovete ritornare subito a Venezia! Ma subito! Rapisce grandi e bambini, ammalia con il suo odore di salsedine e il tempo, che pare essersi fermato, in silenzio, mentre fuori l'acqua scorre lentamente, solcata da gondole che leggere lasciano una scia...
Cartoline, libri, libretti, disegni, stampe, fumetti senza anno e senza età abitano questo luogo che affascina solo a sentirlo nominare. Un bambino si incanterà a sfogliare, toccare, curiosare e chiedere. Perché gli stimoli sono sempre i benvenuti a qualsiasi età.
E poi quell'angolino, appena fuori sul retro che farà innamorare ogni persona adulta e giocare qualsiasi bambino.
Una scala, una vera scala, fatta di libri, dove salire e scendere.
Una metafora per la vita...




E dove dormire con i bambini?
Non è sempre facile trovare una sistemazione adatta a nuclei familiari, soprattutto in laguna. Io ci vado spesso anche in giornata, ma non tutti hanno la fortuna di avere una città così bella a portata di mano...anche se un mio sogno è di dormirci e svegliarmi poi all'alba per vederla vuota! Un'ottima soluzione sono gli Hotel a Venezia della catena Best Western, dislocati in varie posizioni nel capoluogo, in modo da adattarsi alle vostre esigenze.

E ora non vi resta che partire, Venezia, che sia la prima o la ventesima volta che la vedete, è sempre una meraviglia...

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VIAGGI SOSPESI





Ho due viaggi in sospeso...

No, non sto per partire, non domani.
Ho due viaggi in sospeso con voi, da raccontare con foto, informazioni ed emozioni.

Due viaggi importanti che ho fatto qualche mese fa.
Sì, certo un pochino ve li ho raccontati nei miei canali social, ma non è la stessa cosa.

Un motivo c'è, purtroppo o per fortuna, se non ne ho scritto finora.
Il motivo in questione si chiama gelosia.

Lo so è una cosa strastupida che una viaggiatrice incallita possa essere gelosa dei propri viaggi...ma è così.

Mi capita quando questi hanno avuto su di me un impatto che non mi aspettavo, viaggi che non solo mi hanno regalato mete indescrivibili, ma che mi hanno fatto conoscere persone speciali o che mi hanno cambiato la visione di alcune cose.

Il primo è stato a Bangkok, a novembre.
Una settimana intensa sotto ogni punto di vista.
Una settimana in cui ho finalmente conosciuto di persona Andrea. Non lo conoscete? Molto male, andate a leggerlo qui Andrea in Thailandia.
Andrea è speciale, mi ha donato il suo tempo, e ha preso per mano mio figlio per camminare assieme in una città che, vi assicuro, al primo impatto è tutto fuorché facile.
Mio figlio continua a dirmi che ha promesso ad Andrea di ritornare a Bangkok a luglio, e che, se io non posso andarci, in aereo lo posso affidare al personale di bordo che lo accompagnerà a destinazione.
E io mi commuovo...
Magari a luglio non ce la si fa...ma più avanti è una promessa!
Capite perché Andrea è speciale? Oltre al fatto di averci sopportati? 




Il secondo è stato in Argentina.
Era un mio sogno, non so neanche bene da quanti anni la sognavo, che quasi non ci credevo quando ho acquistato i biglietti.
Un viaggio impegnativo, l'Argentina mica è lunga mille chilometri, e se vuoi vederla un pochetto devi correre e volare un sacco.
Un viaggio gestito alla crinviaggio, senza molta organizzazione per la nota legge (mia) che se un posto mi piace voglio potermi fermare; è anche vero che i voli interni bisogna acquistarli in anticipo per non dover arrivare al Perito Moreno con il teletrasporto, anche se credo che quest'ultimo potrebbe evitare tutte le turbolenze che ci sono lungo la strada.
Quindici giorni non sono sufficienti per visitare tutto quello che vorreste vedere, vi avviso! Quindici giorni sono però sufficienti ad innamorarvi di più luoghi incredibili, sì, esatto incredibili....io ancora non ci credo!




Quindi miei cari lettori, poiché vi adoro con tutto il cuore, ho deciso di lasciar da parte questa stupida gelosia, e di portarvi in questi luoghi, perché come me ne sono innamorata io, potete farlo anche voi!

Grazie che ci siete...


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UN WEEKEND SUL CONERO






Nelle Marche ci ritorno sempre con immenso piacere.
Una regione che mi sta a cuore.
Ci abitano amici, che mi fermo a trovare quando scendo a sud.
Ci sono i moscioli per i quali vado matta.
C'è il mare, lo stesso Adriatico che abita a pochi chilometri da casa mia, ma che nelle Marche assume un colore diverso, un profumo nuovo.

Ho passato un fine settimana all'insegna del relax, dell'aria buona (anche se il sole un pochino si è fatto pregare) e della buona, anzi buonissima compagnia.

Ero a Numana, una piccola e graziosa cittadina in provincia di Ancona, all'interno del Parco del Conero.
C'è la Numana Alta che si trova in collina e sembra tuffarsi nel mare, e la Numana Bassa, lungo il litorale fatto di spiagge.
Spiagge di sassi, di sassolini, e poi insenature, calette dove passare una giornata all'insegna del relax, per godersi il bel sole,magari in compagnia di un buon libro, o di un bambino che salta tra le onde, o cerca il sassolino più bello.


Il mio piccolo viaggiatore

Numana è un perfetto punto di partenza per esplorare i dintorni, per vedere nuovi scorci, per scoprire meravigliose spiagge.

Portonovo 
In meno di una mezzora d'auto si arriva a Portonovo. Una volta era un piccolo villaggio di pescatori, ora è una carinissima località di mare in mezzo alla natura. Da non perdere la Chiesetta di Santa Maria di Portonovo circondata da una folta vegetazione a due passi dal mare.
Scendete poi alla spiaggia del Porto, fatta di ciottolini (sono d'obbligo ciabatte e sandalini per bambini) e di un mare azzurro che invita a farsi un bagno.
Una spiaggia a tratti libera e a tratti attrezzata, meravigliosa per passare una giornata. Vi consiglio, per pranzo, il panino con la lonza e la focaccia con la mortadella che vendono proprio sulla spiaggia. Sedetevi al tavolino del piccolo Bar Ramona e gustatevi queste delizie vista mare!



Porto Recanati
A Porto Recanati passeggiate sul lungo mare, rubate qualche scatto alle case colorate che guardano l'orizzonte, fermatevi a mangiare un gelato e ascoltate le conversazioni degli abitanti che fuori dalle porte di casa raccontano della loro giornata, stendono il bucato che profuma di buono, spazzano granelli di sabbia che il vento inesorabilmente continuerà a portare.
Una cosa che adoro fare è osservare la vita delle persone in diretta, e Porto Recanati è uno scenario perfetto...

Loreto.
Loreto è semplicemente bellissima. Inutile cercare aggettivi per descriverla: bellissima è perfetto.
Sempre circondata da gente per la sua aurea religiosa, la piccola città può essere visitata anche a chi con la religione non ci va proprio d'accordo.
L'architettura è spettacolare, la piazza mi ha lasciato ancora una volta a bocca aperta. Da visitare la Basilica dove si trova la reliquia santa della casa di Nazareth: la leggenda racconta che la casa sia stata presa dagli angeli e portata in volo fino a Loreto.
Il giorno in cui ci sono capitata ho assistito alle prove del concerto di Branduardi...quel violino emoziona sempre!


Grazie Mary per la foto!

Informazioni Utili

Ho soggiornato al Centro Vacanze de Angelis, un villaggio nel vero senso della parola. Ho dormito in un villino circondato da un verde giardino con ogni comodità a portata di mano. Se si opta per la pensione completa, i pasti vengono serviti direttamente al mare. All'interno del villaggio piscine super attrezzate e giochi per bambini di ogni età.
In spiaggia lettini e ombrelloni all'insegna del relax, con una vista sul monte Conero senza eguali!

  









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IL CASTELLO DI SAN PELAGIO






In 20 km partendo da Padova dove posso arrivare?

Ho preso la macchina e ho dato inizio a questo progetto che durerà un anno.
Vi ho parlato di Torreglia, di Cervarese Santa Croce e il Castello di San Martino, di Cava Bomba e di Piazzola sul Brenta e Villa Contarini.

E oggi dove vi porto?
Vi porto al Castello di San Pelagio.

"Ecco il luogo altissimo,
ecco il luogo profondissimo dove io abito,
ecco il luogo segreto, mistico e ardente dove io respiro."
G. D'Annunzio

San Pelagio, Agosto 1918


Pensate che non ci andavo da circa trent'anni, mi ci aveva portato mio papà, ed io questa volta ci ho portato il mio ometto.

Una Villa, grandissima, che un colpo d'occhio non basta a racchiuderla nello sguardo, e un'antica torre di avvistamento. Poi un parco che pare infinito, con alberi, fontane, un laghetto e labirinti.
Sembra una favola.
Storie e favole in uno stesso luogo racchiuse tra mura e che volteggiano leggere tra i giardini.
Se mi fermo a pensare rivedo la meraviglia nel passeggiare in quel luogo lontano da tutto e da tutti, che mi ha donato serenità in un caldo pomeriggio di giugno.



Nella Villa ha sede il Museo del Volo.
Beh, dovete sapere che proprio da questo posto il 9 agosto del 1918 Gabriele D'Annunzio partì e tornò per quella che fu definita la più bella azione di volo di tutti i tempi: Il volo su Vienna.
Nelle stanze espositive si racconta del volo, dagli inizi con Icaro e le sue ali di cera, al volo di Leonardo, alle Mongolfiere.
Si passa poi al cambiamento con i fratelli Wright, gli aviatori veneti e gli aerei della Prima Guerra Mondiale con il mitico Francesco Baracca.
Un susseguirsi di modellini di aerei e di storie che hanno fatto la storia.
Per finire poi nello spazio.
Un arco di tempo durante il quale un paio di ali sono diventate un motore a propulsione che ci ha fatto conquistare la luna.
A volte non ci si pensa.
Non ci si sofferma abbastanza su quanto sia cambiata l'aviazione in pochi anni.
Tutto questo mi affascina...





Dopo questo bagno di cultura, che può far restare ogni bambino letteralmente a bocca aperta (a fatica riuscirete a portarli via!!), immergetevi nell'esterno della Villa, nel parco, vi dò il permesso di perdervi, non solo nei labirinti, ma tra la natura.

Il labirinto del Minotauro racconta il mito di Icaro e Dedalo...ovviamente ad attendervi alla fine c'è il Minotauro raggiungibile solo dopo molti sbagli. Prima si incontra Arianna con il suo filo, poi un aereo e Teseo su una nave. 
Lo ammetto, i labirinti mi mettono sempre un po' di apprensione, la paura di perdermi... ma un gentilissimo giardiniere che si trovava nei paraggi ci ha aiutati a trovare la giusta via...che fosse il filo di Arianna che non vedevo?



Altro labirinto è quello del "Forse che si forse che no" dedicato a D'Annunzio...con sorpresa finale!

Ma ciò che più mi ha incantata e portata in un'altra dimensione è stato il giardino segreto. Un giardino intimo, protetto da piante e da un Tiglio centenario che emana un profumo incredibile.
Una vasca, delle statue che sembrano guardarti e qualche nano da giardino a farti compagnia...
Un posto dove sedersi e ascoltare la natura, il suono del vento tra le piante, leggere un buon libro o semplicemente la voce di un bambino che dice: Mammaaaa andiamooooo?




Per ogni altra informazione consultate Il castello di San Pelagio.
Oltre alle visite individuali e didattiche per scuole c'è un calendario ricco di eventi!

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ESTERNO GIORNO, LA DIGUE SEYCHELLES






L'acqua cristallina, di quell'azzurro che quasi infastidisce gli occhi.
Il sole allo zenit, con quel riflesso che nemmeno i più super specializzati occhiali da sole avrebbe diminuito.
L'aria perfetta.
Una brezza marina tipica dell'isola, il profumo di mare mescolato a quello del pesce fritto del baracchino lì di fronte.
Risate di bambini in lontananza, sabbia calda sotto i piedi, la pelle dorata ingorda di raggi caldi, quasi a farne scorta per l'inverno.

Siamo a La Digue, un'incantevole isola dell'arcipelago delle Seychelles.

Le pinne sotto l'albero sono un invito, e il ragazzo non tarda a prenderle in mano, a scuoterle dalla sabbia che con un alito di vento si è intrufolata all'interno.
Prende anche la maschera, e aggiusta il boccaglio, staccato. 
La salsedine ha lasciato degli aloni, che di lì a poco scompariranno, sciolti nell'acqua del mare. 

Un passo dopo l'altro e le orme si imprimono sulla finissima sabbia bianca.
Sulla riva l'acqua lava via le ultime impronte, e richiama a sé i piedi caldi per portarli tra le onde, fino alla barriera dove rocce e coralli dai mille colori respirano la luce filtrata dal mare.
Pesci danzano al passaggio del ragazzo, con gesti cauti attenti a non sfiorarlo, quasi a fare le feste ad un migliore amico.

Sulla barriera, lui infila le pinne, mette la maschera, e via, si lascia cullare dalle onde appena accennate. Entra ed esce con la testa dall'acqua per testare che la maschera non faccia entrare acqua.

Tutto ok.
Anche il suo respiro.

Il ragazzo resta in acqua un tempo indefinito. Chi è in simbiosi con il mare perde la cognizione dei minuti, tutto è ovattato, quasi un mondo parallelo.

Il sole non è più allo zenit, ma scalda ancora molto.



Bella questa immagine vero? Potrebbe essere la scena di un film o un capitolo di un libro.
Invece è un'immagine reale che mi si pone davanti.
E io adoro nutrirmi di particolari, osservare, pensare.

Un'onda più forzuta delle altre però spinge il ragazzo sopra le rocce, dove l'acqua è troppo bassa per nuotare e con le pinne rialzarsi è un poco ostico. Cercando di restare in acque più profonde inevitabilmente finisce a contatto con il corallo.

Torna a riva con un piede zoppicante e un rivolo di sangue che dal fianco scende giù per la gamba, prende l'asciugamano per pulirsi, ma non basta. 
Sanguina ancora, e dall'espressione corrugata del viso, soffre. 
Leggermente, ma soffre...
Si siede sulla sabbia e si toglie le pinne.
Qualcosa non va, lo vedo chino che si ispeziona la pianta del piede.
Arriva anche la sua amante, amica, compagna di viaggio.
Preoccupata cerca di aiutarlo in qualche modo, mentre il fianco sanguina ancora, e il piede zoppica ancora.

Una ferita da corallo nel fianco, che necessita di qualche punto di sutura, e qualche graffio dovuto agli aculei di un riccio di mare sul tallone.

Lo rivedo la sera, con il piede sul tavolo di Marston, proprietario di un noto ristorante del luogo. Marston dirige un'operazione chirurgica a base di limone e pinzette mentre beve una birra impartendo ordini alla sua collaboratrice più fidata. Non queste pinze, le altre. Più limone. Lì sulle ferite. Dopo qualche minuto il ragazzo si rialza, visibilmente sollevato. 
Gli chiedo come sta. Mi risponde che è stato all'ospedale, dove se l'è cavata con qualche punto e una dose di antibiotici per il taglio sul fianco, e che si è accorto solo successivamente che sul piede non aveva semplici graffi, ma qualche aculeo conficcato. Ecco perché ha approfittato delle cure di Marston.

Anche il mare nasconde pericoli.
Anche una semplice nuotata può finire con qualche ferita.
L'importante è saper capire quando è il caso di consultare una struttura ospedaliera, non improvvisarsi dottori.

Io, per esempio, stipulo prima di partire un'assicurazione di viaggio, per ogni imprevisto che può accadere anche in un paradiso come le Seychelles.


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