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IL CASTELLO DI SAN PELAGIO






In 20 km partendo da Padova dove posso arrivare?

Ho preso la macchina e ho dato inizio a questo progetto che durerà un anno.
Vi ho parlato di Torreglia, di Cervarese Santa Croce e il Castello di San Martino, di Cava Bomba e di Piazzola sul Brenta e Villa Contarini.

E oggi dove vi porto?
Vi porto al Castello di San Pelagio.

"Ecco il luogo altissimo,
ecco il luogo profondissimo dove io abito,
ecco il luogo segreto, mistico e ardente dove io respiro."
G. D'Annunzio

San Pelagio, Agosto 1918


Pensate che non ci andavo da circa trent'anni, mi ci aveva portato mio papà, ed io questa volta ci ho portato il mio ometto.

Una Villa, grandissima, che un colpo d'occhio non basta a racchiuderla nello sguardo, e un'antica torre di avvistamento. Poi un parco che pare infinito, con alberi, fontane, un laghetto e labirinti.
Sembra una favola.
Storie e favole in uno stesso luogo racchiuse tra mura e che volteggiano leggere tra i giardini.
Se mi fermo a pensare rivedo la meraviglia nel passeggiare in quel luogo lontano da tutto e da tutti, che mi ha donato serenità in un caldo pomeriggio di giugno.



Nella Villa ha sede il Museo del Volo.
Beh, dovete sapere che proprio da questo posto il 9 agosto del 1918 Gabriele D'Annunzio partì e tornò per quella che fu definita la più bella azione di volo di tutti i tempi: Il volo su Vienna.
Nelle stanze espositive si racconta del volo, dagli inizi con Icaro e le sue ali di cera, al volo di Leonardo, alle Mongolfiere.
Si passa poi al cambiamento con i fratelli Wright, gli aviatori veneti e gli aerei della Prima Guerra Mondiale con il mitico Francesco Baracca.
Un susseguirsi di modellini di aerei e di storie che hanno fatto la storia.
Per finire poi nello spazio.
Un arco di tempo durante il quale un paio di ali sono diventate un motore a propulsione che ci ha fatto conquistare la luna.
A volte non ci si pensa.
Non ci si sofferma abbastanza su quanto sia cambiata l'aviazione in pochi anni.
Tutto questo mi affascina...





Dopo questo bagno di cultura, che può far restare ogni bambino letteralmente a bocca aperta (a fatica riuscirete a portarli via!!), immergetevi nell'esterno della Villa, nel parco, vi dò il permesso di perdervi, non solo nei labirinti, ma tra la natura.

Il labirinto del Minotauro racconta il mito di Icaro e Dedalo...ovviamente ad attendervi alla fine c'è il Minotauro raggiungibile solo dopo molti sbagli. Prima si incontra Arianna con il suo filo, poi un aereo e Teseo su una nave. 
Lo ammetto, i labirinti mi mettono sempre un po' di apprensione, la paura di perdermi... ma un gentilissimo giardiniere che si trovava nei paraggi ci ha aiutati a trovare la giusta via...che fosse il filo di Arianna che non vedevo?



Altro labirinto è quello del "Forse che si forse che no" dedicato a D'Annunzio...con sorpresa finale!

Ma ciò che più mi ha incantata e portata in un'altra dimensione è stato il giardino segreto. Un giardino intimo, protetto da piante e da un Tiglio centenario che emana un profumo incredibile.
Una vasca, delle statue che sembrano guardarti e qualche nano da giardino a farti compagnia...
Un posto dove sedersi e ascoltare la natura, il suono del vento tra le piante, leggere un buon libro o semplicemente la voce di un bambino che dice: Mammaaaa andiamooooo?




Per ogni altra informazione consultate Il castello di San Pelagio.
Oltre alle visite individuali e didattiche per scuole c'è un calendario ricco di eventi!

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ESTERNO GIORNO, LA DIGUE SEYCHELLES






L'acqua cristallina, di quell'azzurro che quasi infastidisce gli occhi.
Il sole allo zenit, con quel riflesso che nemmeno i più super specializzati occhiali da sole avrebbe diminuito.
L'aria perfetta.
Una brezza marina tipica dell'isola, il profumo di mare mescolato a quello del pesce fritto del baracchino lì di fronte.
Risate di bambini in lontananza, sabbia calda sotto i piedi, la pelle dorata ingorda di raggi caldi, quasi a farne scorta per l'inverno.

Siamo a La Digue, un'incantevole isola dell'arcipelago delle Seychelles.

Le pinne sotto l'albero sono un invito, e il ragazzo non tarda a prenderle in mano, a scuoterle dalla sabbia che con un alito di vento si è intrufolata all'interno.
Prende anche la maschera, e aggiusta il boccaglio, staccato. 
La salsedine ha lasciato degli aloni, che di lì a poco scompariranno, sciolti nell'acqua del mare. 

Un passo dopo l'altro e le orme si imprimono sulla finissima sabbia bianca.
Sulla riva l'acqua lava via le ultime impronte, e richiama a sé i piedi caldi per portarli tra le onde, fino alla barriera dove rocce e coralli dai mille colori respirano la luce filtrata dal mare.
Pesci danzano al passaggio del ragazzo, con gesti cauti attenti a non sfiorarlo, quasi a fare le feste ad un migliore amico.

Sulla barriera, lui infila le pinne, mette la maschera, e via, si lascia cullare dalle onde appena accennate. Entra ed esce con la testa dall'acqua per testare che la maschera non faccia entrare acqua.

Tutto ok.
Anche il suo respiro.

Il ragazzo resta in acqua un tempo indefinito. Chi è in simbiosi con il mare perde la cognizione dei minuti, tutto è ovattato, quasi un mondo parallelo.

Il sole non è più allo zenit, ma scalda ancora molto.



Bella questa immagine vero? Potrebbe essere la scena di un film o un capitolo di un libro.
Invece è un'immagine reale che mi si pone davanti.
E io adoro nutrirmi di particolari, osservare, pensare.

Un'onda più forzuta delle altre però spinge il ragazzo sopra le rocce, dove l'acqua è troppo bassa per nuotare e con le pinne rialzarsi è un poco ostico. Cercando di restare in acque più profonde inevitabilmente finisce a contatto con il corallo.

Torna a riva con un piede zoppicante e un rivolo di sangue che dal fianco scende giù per la gamba, prende l'asciugamano per pulirsi, ma non basta. 
Sanguina ancora, e dall'espressione corrugata del viso, soffre. 
Leggermente, ma soffre...
Si siede sulla sabbia e si toglie le pinne.
Qualcosa non va, lo vedo chino che si ispeziona la pianta del piede.
Arriva anche la sua amante, amica, compagna di viaggio.
Preoccupata cerca di aiutarlo in qualche modo, mentre il fianco sanguina ancora, e il piede zoppica ancora.

Una ferita da corallo nel fianco, che necessita di qualche punto di sutura, e qualche graffio dovuto agli aculei di un riccio di mare sul tallone.

Lo rivedo la sera, con il piede sul tavolo di Marston, proprietario di un noto ristorante del luogo. Marston dirige un'operazione chirurgica a base di limone e pinzette mentre beve una birra impartendo ordini alla sua collaboratrice più fidata. Non queste pinze, le altre. Più limone. Lì sulle ferite. Dopo qualche minuto il ragazzo si rialza, visibilmente sollevato. 
Gli chiedo come sta. Mi risponde che è stato all'ospedale, dove se l'è cavata con qualche punto e una dose di antibiotici per il taglio sul fianco, e che si è accorto solo successivamente che sul piede non aveva semplici graffi, ma qualche aculeo conficcato. Ecco perché ha approfittato delle cure di Marston.

Anche il mare nasconde pericoli.
Anche una semplice nuotata può finire con qualche ferita.
L'importante è saper capire quando è il caso di consultare una struttura ospedaliera, non improvvisarsi dottori.

Io, per esempio, stipulo prima di partire un'assicurazione di viaggio, per ogni imprevisto che può accadere anche in un paradiso come le Seychelles.


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UN GIORNO A CAORLE





Quando qualcuno mi chiede di andare a Caorle, non ci penso due minuti, la mia risposta è sempre sì.

La laguna mi attira, costantemente in ogni stagione, con il sole, o con la brina che si poggia sui canneti.
Una semplice questione di amore.
Di profumi, 
di colori.

Una calma inusuale mi travolge, quando il dolce rumore del mare si mescola al colore delle casette nel centro storico.
Quando la vegetazione si aggroviglia nell'acqua salmastra quasi a volerla abbracciare.

Caorle è così, semplice, paradossalmente tranquilla, anche quando i turisti la scelgono per le loro vacanze...

Ma se non la scegliete per una settimana, la potete scoprire per una giornata, assaporandola perdendovi nelle strette vie, mimetizzandovi con i colori delle facciate delle case, passeggiando in riva al mare ascoltandone il suono...



I pescatori rientrano ogni giorno dal mare carichi di stanchezza e pesce. Lavorano, smistano per offrire ai piatti ciò che il mare Adriatico offre loro.




Ci sono colori ovunque, dal rosso all'arancione, dal viola al verde.
Una vecchia tradizione che ancora vive nella città. Ogni pescatore dipingeva la propria casa di un colore diverso, in modo che al ritorno dal mare sapesse riconoscerla...(Per me questa cosa è troppo romantica!).





Rosso al rosso, 
verde al verde
avanti pur la barca 
non si perde

Proverbi scritti sulle mura si scoprono addentrandosi nella piccola città di mare.



La scogliera viva è un'opera d'arte.
Qui nel 1993 il Comune di Caorle ha dato il via ad una sorta di street art dove vari artisti hanno inciso la loro firma su pietre finemente modellate.
Una passeggiata che dal centro porta alla meravigliosa chiesetta della Madonna dell'Angelo, una galleria d'arte a cielo aperto.

E a proposito della Chiesetta, vi consiglio la lettura di questo articolo, che ne racconta la leggenda La leggenda della Madonna dell'Angelo di Caorle scritto da Valentina di Diarioinviaggio.it 




Si può scegliere di stendersi sulla spiaggia, quella di ponente o quella di levante, o la Brussa che io amo tanto (Leggetevi Marittimo Blues), oppure di prendere una bicicletta a noleggio e andare alla scoperta della laguna. Ve lo consiglio vivamente, perché è una di quelle esperienze che vale la pena fare.
Ci sono vari percorsi di tutte le lunghezze, molti adatti anche a bambini.
Si viene catapultati in un mondo parallelo, se così si può dire.
Solo il suono della natura, campagna e acqua i protagonisti indiscussi.
Alla ricerca della pace, unico elemento di disturbo le zanzare, ma si riesce ancora a tenerle a bada con un buon repellente!





E se la fame si fa sentire dopo tanto pedalare, fermatevi in uno dei casoni, le vecchie rimesse dei pescatori. Alcuni di essi sono dei ristorantini con vista laguna che vi proporranno delle delizie pescate a pochi metri.
Io sono stata Al Cason Grotolo, dal Sig. Sandro. Mangiata colossale accompagnata da ottimo vino!
Ma mi raccomando prenotate al numero 3393238698!

Per ogni altra curiosità e informazione consultate caorle.it.


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SU E GIÙ PER LE COLLINE TREVIGIANE: RIVE VIVE





C'è un momento dell'anno in cui le colline trevigiane diventano attrici protagoniste assieme al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore che viene abbinato a salumi, formaggi e piatti tipici del territorio.

Sto parlando dell'evento Rive Vive che ogni ultima domenica di maggio regala ai suoi ospiti un'esperienza a dir poco unica e speciale.
Di quelle che non si dimenticano facilmente.
Il tutto parte da Farra di Soligo, un piccolo paesino attorniato da vigne e dal profumo di vino, abitato da gente che ama la propria terra.

Quest'anno alla sua settima edizione ho partecipato anch'io.

Amo il Prosecco (ragazzi, sono Veneta eh!), amo il buon cibo e...cosa da non sottovalutare, sono pigra.
Fortunatamente i primi due motivi hanno cancellato in un secondo il problema pigrizia, anche quando la guida che mi ha accompagnato ha parlato di salite faticose e dislivelli per me ambiziosi.

Mi sono cullata nel panico per qualche secondo, poi, appena mi hanno consegnato il kit, la mappa e una buona dose di informazioni e sorrisi, sono partita emozionata.

Erano le 9.30 ed io avevo già un bicchiere da vino in mano: anche questa è felicità.

In fondo mi trovavo nella terra del prosecco, un caffè amaro avrebbe stonato!

Ci sono un paio di percorsi da scegliere, ogni percorso è formato da diverse tappe. Ad ogni tappa viene offerto del Prosecco di una determinata cantina, e piatti tipici della zona presentati dai locali presenti nell'area.
Si comincia con l'antipasto e si finisce con il dolce.
Nel mezzo si cammina e si ammira un paesaggio senza eguali, fatto di dolci colline, vigneti e tanto verde.
La pace dei sensi, non solo per gli effluvi dell'alcol, ma per lo spettacolo che la natura riesce a dare.
E ancora una volta, ho scoperto una delle meraviglie dietro casa.



Il primo tratto in salita mi ha tagliato gambe e fiato, ho dato la colpa al tempo e alla mia meteoropatia (lo so non si fa), ma passo dopo passo i miei polmoni si sono riempiti di aria pura e la salita è stata semplicemente una piacevole passeggiata nella natura.




Nella tappa del "pranzo" lo spiedo mi ha lasciato a bocca aperta.
Dovete sapere che nella zona di Soligo lo spiedo è una tradizione che si ripete da anni con passione e amore, una tentazione alla quale si deve cedere.
Un grande spiedo con vari tipi di tagli di carne gira lentamente fino a che la carne bella rosolata e tenera è pronta per essere gustata.
Se poi la si consuma sotto una vigna, ancora meglio!



Quest'anno le iscrizioni sono andate a ruba, più di 900 partecipanti per percorso, scaglionati in più orari per non formare ingorghi...quindi vi consiglio di mettervi un promemoria per l'anno prossimo.

In questo sito un po' di informazioni utili...mi raccomando non perdetevi questa avventura: Rive Vive

Per avere informazioni su eventi e sul prosecco invece, consultate Primavera del Prosecco






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IL MIO RITORNO NELLE MARCHE



La prima volta che sono stata nelle marche il piccolo viaggiatore aveva due anni.
I piccoli borghi e il meraviglioso mare ci avevano conquistati.
Ci sono ritornata ancora e ancora per ammirare questa regione fatta di spiagge e montagne, di colline e sentieri nascosti.
Una regione fatta di ottimo cibo e persone speciali, di musei e natura che sa farsi amare.

Ci ritorno.
Oggi parto con il mio bagaglio e con il mio piccolo (che ormai è diventato grande) e andremo alla scoperta di un nuovo angolino d'Italia.
Se il tempo sarà clemente ci dedicheremo al mare e alle sue sfumature, in caso contrario so che troveremo molte cose da vedere per far crescere la curiosità di tutti e due.

Sto facendo una valigia autunnale, ma sono positiva (ogni tanto bisogna esserlo), anche se ci saranno nuvoloni, troverò il sole nelle persone e nei luoghi che incontrerò lungo la strada.

Ci saranno parole da dire e parole da ascoltare, quelle che il mare mi manderà attraverso le onde, o quelle che mio figlio mi sussurrerà per una scoperta dietro l'angolo.
Una di quelle cose che non vedo più, che solo lui mi fa notare.
Anche questo fa parte del viaggio, del viaggio con un bambino, che a modo suo ti dice " fermati e osserva"... 
La fretta a volte è meglio lasciarla a casa...e pure l'orologio!

Mi accompagnate in questo nuovo viaggio?
Datemi consigli su cosa visitare nei dintorni di Numana.
Io alloggerò al Centro Vacanze De Angelis nel cuore della splendida riviera del Conero, un posto a misura di piccoli ospiti. Ci saranno spiagge e insenature da visitare, onde da "scavalcare" e bambini con cui giocare.




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PORTOGALLO, DA LISBONA ALL'OCEANO INSEGUENDO IL VENTO E... I SURFISTI





Vi porto fuori Lisbona, verso il mare, verso il vento che sferza dall'oceano.

Settembre andiamo...
Un mese perfetto per assaggiare una parte di Portogallo, un piccolo pezzetto di quella terra che ho da subito amato, custodito, e che ancora coltivo nei miei pensieri.
Mi innamoro di ogni posto lo so, ma il mare ed il buon cibo qui hanno messo il loro.

Una 500 piccola, tonda e nera, con un tettuccio aperto sul mondo, con il vento che spettina i capelli riscaldati dal sole.
La bussola puntata verso ovest, verso la salsedine che viaggia leggera nell'aria, verso la sabbia granosa, da calpestare a piedi nudi, fino a sentire lì in riva al mare l'acqua fredda, troppo fredda, che un' onda improvvisa ha fatto avanzare.




Io e la 500! Foto del piccolo viaggiatore (ahi ahi ha tagliato la ruota:))


Destinazione Praia Grande.
Non è un vero e proprio paese, è una spiaggia che si trova vicino a Sintra, della quale non parlerò perché non mi è piaciuta! Non voletemene ma non l'ho trovata, in quel momento, un luogo di quelli che rapiscono. Forse troppa gente, forse troppo turistica: sta di fatto che la famosa cittadina non mi ha entusiasmato.
A Praia Grande ho soggiornato nell'unico Hotel disponibile; infatti non ce ne sono molti nella zona, quindi la scelta è caduta per forza di cose verso l'Hotel Arribas. Ora penserete che sia un Hotel super figo, in realtà è una struttura che tende al vintage che forse negli anni sessanta era il top dei top; nonostante la sua decadenza ha alcuni lati più che positivi: tutte, e dico tutte, le stanze hanno vista sull'oceano, e la cosa non è per niente male!! ha una piscina che vanta di essere tra le più grandi d'europa; probabilmente l'acqua dell'oceano è più calda di quella della piscina, ma diciamo che è abbastanza impressionante. 
A Praia Grande le cose da fare sono due: surfare e ammirare lo spettacolo della spiaggia e delle scogliere. Pensate sia poco? Pensate male allora!
Il fragore dell'oceano è un suono meraviglioso, da ascoltare seduti sulla spiaggia scaldata dal sole, mentre pazzi (che adoro) si cimentano in acrobazie tra le onde.



La vista dalla camera dell'Hotel




Praia Grande

Praia Granda è anche un buon punto di partenza per visitare i dintorni:
Primo fra tutti Cabo da Roca. Non ne conoscevo l'esistenza, ahimè anche i viaggiatori hanno delle lacune, ma ci sono degli altri viaggiatori che le colmano! Ringrazio Federico di Masterpiece Travel che mi ha dato questo suggerimento!
Da rimanere con la bocca aperta, spalancata, inebetita per lo spettacolo.
Cabo de Roca è il punto più a ovest di tutta l'Europa, e già detto così per me ha un fascino incredibile, se stai lì a pensarci metti a fuoco che oltre l'oceano c'è il nuovo mondo!
Andateci al tramonto, più che un consiglio, vi obbligo a farlo...ecco perché!



Tramonto a Cabo da Roca

Dopo che vi siete seduti ad ammirare il sole che tramonta e dipinge un quadro allo stesso tempo, non c'è molto da fare oltre a passeggiare nei dintorni; l'ora è comunque la più consona per andare a cenare, e anche qui vi obbligo serenamente a scegliere il restaurante Pao de Trigo, scelto un po' a caso lungo la strada, ma come spesso accade le cose scelte a caso sono le migliori. Un locale semplice, che accoglie con calore, anche quello del caminetto acceso (non fa molto caldo in Portogallo le sere di settembre); il proprietario, un gentile signore che conosce anche qualche parola di Italiano, consiglia e racconta storie...
Prendete il Polvo à Lagareiro, non ve ne pentirete!

Altra meta da raggiungere partendo da Praia Grande è Cascais.
In circa quaranta minuti di strada, non sempre ben indicata, che ti sembra di esserti persa nel nulla, si sbuca lungo la costa, per ammirare sulla destra un lungomare dai colori unici.
Sono monotematica lo so, ma vi direi di andarci verso sera, nel tardo pomeriggio, per vedere i colori infiammarsi aspettando il crepuscolo.
Prima di arrivare in centro della cittadina fermatevi alla Boca del Diablo (o dell'inferno), un punto panoramico sull'oceano dove rocce vengono battute dalle onde creando immagini uniche.



Tramonto alla Boca del Diablo-Cascais


Arrivo nei paesini prevalentemente quando i musei e le attrazioni sono chiuse!! Pazienza, passeggiare per questo villaggio di pescatori con calma è un toccasana per mente e spirito. Potete a questo punto perdervi tra i vicoli di ciottoli a caccia di murales che raccontano storie, mentre la salsedine portata dalla brezza marina si insinua tra i vostri capelli e vi travolge con il profumo di mare...
Anche qui per cena ho scelto un piccolo ristorantino con specialità portoghesi di pesce: O Viriato (Av. Vasco da Gama 34).
Mi ha stupito, in questo, come in altri posti la cordialità delle persone, la disponibilità nel servirti, l'accortezza per i piccoli clienti.



Uno dei molti murales sparsi per il paesino di Cascais


Non vi resta che prendere un volo, al resto ci pensa il Portogallo!
























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L'ISOLA D'ELBA E LE (MIE) SPIAGGE DEL CUORE





Ripenso all'Isola d'Elba.
Forse ci penso troppo poco, avrebbe bisogno di più spazio nei miei pensieri.
Ci sono stata un po' di anni fa, ma alla mente mi ritornano vivide le immagini delle sue spiagge e dei suoi piccoli villaggi colorati.
Ripenso al profumo di pesce che si disperdeva nell'aria e alle giornate scaldate dal sole tiepido di giugno.
Sì, era giugno, un periodo perfetto.
L'aria non troppo calda, ma ancora frizzante, il cielo di un azzurro splendente e poi pochissima gente e spiagge semi deserte!

Ho detto spiagge?
Ecco quelle che mi hanno fatto innamorare dell'isola....


Marciana Marina
Vicino al paesino di Marciana Marina si trova la piccola omonima spiaggia. Molto vicina al porto turistico ma non per questo meno bella. Formata da ghiaino, è una delle spiagge che preferisco, per lo scenario in sé poco usuale: le abitazioni che si inerpicano in mezzo alla vegetazione e poi al di sotto il mare dai colori spettacolari! 

Innamorata
Beh, una spiaggia che si chiama Innamorata come minimo dovrebbe avere i ciottoli a forma di cuore! Scherzo, ma è in una bellissima posizione per ammirare stupendi tramonti, se non è per innamorati questo...In realtà il suo primo nome era Cala de lo fero per le sue origini minerarie. Una piccola spiaggia di appena 280 m ed un mare cristallino! Però una leggenda per i più romantici c'è. Si racconta che una giovane sposa, l'innamorata appunto, per salvare il suo amato rapito dal pirata Barbarossa, si tuffò in mare scomparendo tra le onde...solo il suo scialle venne ritrovato appoggiato ad uno scoglio. 

Cavoli
Si trova all'interno di un'insenatura tutta ricoperta da una folta vegetazione, la tipica profumata macchia mediterranea. Ideale per le coppie giovani che amano divertirsi, sconsigliata a chi cerca il relax per leggersi un buon libro. La sabbia è granulosa e l'orizzonte è abitato dalle Isole di Pianosa e Montecristo. Nessun cavolo nella zona, il suo nome invece deriva dall'estrazione di cavili, dei blocchi di granito che si trovavano nella zona.



Fetovaia
Si trova nella parte sud occidentale dell'Elba ed è una delle spiagge più famose dell'isola. Formata da sabbia dorata e lisci scogli è una meta da non perdere. Sembra essere nascosta dal promontorio che porta il suo nome. Il colore del mare riflette quello del cielo e tutto attorno la verde vegetazione sembra volersi tuffare in acqua! La spiaggia, soprattutto in piena stagione estiva è molto affollata, ma se vi spostate sugli scogli di granito troverete un po' di privacy e relax.

Capo Bianco
Ciottoli bianchi ricoprono il fondale del mare creando dei riflessi spettacolari. La spiaggia è protetta alle spalle da alte e bianche scogliere. Pensate che quando soffia il vento di scirocco, il mare è calmissimo e i colori strabilianti. A questa spiaggia fanno un baffo i Caraibi! Spiaggia non attrezzata, ma molto affollata, vi consiglio di arrivarci la mattina presto per godervela per bene!



Questa è una piccola parte di tutte le spiagge che compongono l'isola. Alcune selvagge, altre meno, ma ognuna ha caratteristiche diverse a renderla unica. Il mare protagonista regala colori splendidi, i paesini regalano calore e colore.
Un'isola da vivere nel vero senso della parola, e da mangiare, del resto si è in Toscana e il cibo in Toscana è sublime.

E le vostre spiagge preferite dell'isola quali sono?

Informazioni utili

I mesi migliori per visitare l'isola senza la ressa turistica sono maggio, giugno, settembre e ottobre, nei restanti mesi estivi, l'isola continua ad essere meravigliosa, ma forse un pochino affollata.
Per arrivare all'Isola si prendono i traghetti per l'Elba che partono da Piombino e in meno di un'ora di navigazione arrivano a destino.
Ho alloggiato in uno degli appartamenti al Residence le Mimose, situato sopra il paese di Procchio e immerso nella vegetazione. Un buon punto di partenza per visitare l'Isola.

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URUGUAY E ARGENTINA...IN CASO DI MALATTIA



Prima di parlarvi del mio ultimo viaggio tra Argentina e Uruguay, vi parlo dell'esperienza sanitaria che ho avuto, purtroppo, modo di vivere.
Dico purtroppo perché il piccolo viaggiatore si è ammalato, ed essendo un viaggio itinerante, non è stato sempre semplice gestire la cosa.
Sono inconvenienti che possono succedere, non vorremmo mai succedessero, ma in un viaggio bisogna metterli in conto.
A volte le medicine portate da casa non sono quelle necessarie: io, per esempio, non me la sento di dare antibiotici senza conoscere il motivo della febbre, del resto non sono un medico, e lascio questo lavoro a chi è competente.

A Montevideo, in Uruguay, il termometro un pomeriggio segna 38,5 di febbre.
Niente di grave, capita, magari la stanchezza del viaggio da Buenos Aires che ci ha visto prendere prima un traghetto e poi un autobus con l'aria condizionata sparata a palla mentre fuori c'erano circa quaranta gradi.
In Hotel chiedo alla reception se c'è un medico che posso chiamare per farlo visitare; mi dicono che loro sono convenzionati con un pediatra, e che nel giro di mezzora arriverà a visitare il bambino.
Nel frattempo la febbre sale, mal di testa, bambino sudato e io mi sento una mamma snaturata che lo trascina in viaggio.
In realtà non è così, probabilmente lui è più entusiasta di me per il viaggio, ma in questo momento il senso di scoramento e impotenza lontano dalla propria pediatra prende il sopravvento.
Il dottore lo visita, non trova niente di che, gola un poco arrossata, gli prescrive ibuprofene.
Sollevata comincio la cura.
La febbre però fatica a scendere e alle quattro di mattina mi chiudo in bagno con il pc e seduta sul water chiamo via skype la mia pediatra che mi tranquillizza e mi dice di continuare la cura, probabilmente è una forma di influenza che provoca febbre alta.
Ma giunge il tempo di cambiare destinazione e ci aspettano due voli per arrivare alle cascate Iguazu. Il piccolo viaggiatore sembra stare meglio, la febbre è scesa e veniamo catapultati in una realtà che ha come scenografia una foresta verde e strade di fango.
Visitiamo le cascate, meravigliose, uniche e spettacolari.
La sera però la febbre sale nuovamente, e il senso di disagio pure.
Il giorno dopo lo porto in una clinica, diciamo una clinica approssimativa, dove non parlano una parola di inglese e un medico, che probabilmente è un ortopedico, dopo aver fatto aprire la bocca al bambino e aver guardato sommariamente la gola (senza far abbassare la lingua e senza luce) gli ordina dell'antibiotico.
Ok, io non sono un medico, lui sì, fidiamoci, probabilmente la gola è infiammata.
La febbre sale e scende ancora, i giorni alle cascate sono terminati ed è ora di prendere altri due voli per arrivare in Patagonia.
In aereo la febbre scende sempre, che sia un miracolo?
Giunti in Patagonia però la temperatura torna ad alzarsi e ormai comincio a essere preoccupata; così mi faccio consigliare un buon pediatra e mi reco nella clinica privata di El Calafate.
Un signore dalla faccia tranquilla mi dice che il bambino non ha particolari sintomi, ma che se ha febbre da sette giorni, potrebbe esserci qualcosa sotto.
"Le consiglio di fare gli esami del sangue, delle urine ecc.; sa, siete stati in zone a rischio Dengue (confine con il Brasile). Il cercare di spiegargli che la febbre ce l'ha da prima di andare alle cascate non serve un granché.
Mi spiega che la febbre non è scesa perché le dosi dell'antibiotico che mi hanno prescritto a Iguazu sono sbagliate, il piccolo aveva bisogno di dosi più alte...
Più confusa di prima, e molto più preoccupata (ahhh!! il cuore di mamma) mi fiondo a scrivere una mail alla pediatra in Italia, che mi rassicura dicendo di non fare niente, e di andare da lei appena saremmo rientrati.
Il giorno dopo, non ha più nulla, febbre passata, così com'è venuta.
Rientrati in Italia, lo porto a visitare e si scopre essere una normale influenza del periodo, influenza che lascia a letto molti bambini con febbre alta per una settimana...

Ah non vi ho detto.
Arrivata a El Calafate, la febbre era salita anche a me! Un bel 38 e degli aghi piantati nella gola.
Sono andata in ospedale, e che ospedale! A parte lo scenario incredibile che gli fa da contorno, il servizio è stato ottimo e impeccabile. Mi hanno visitato subito, ordinato i medicinali (giusti!!) e il giorno dopo ero, più o meno a posto!
Costo della prestazione: gratis.

Che dirvi, siamo viaggiatori, il rischio è il nostro mestiere, certo che a volte capitano queste cose tra capo e collo che creano un poca di apprensione.
Vuoi che sei dall'altra parte del mondo, vuoi che la lingua non è proprio quella che mastichi meglio, io penso sempre che sia meglio partire con una buona assicurazione viaggio.
L'Argentina e l'Uruguay si sono dimostrati dei Paesi economici per questo tipo di spese, ma è anche vero che alla fine non abbiamo avuto bisogno di particolari cure. Nonostante tutta la mia preoccupazione ero conscia che in caso la faccenda si fosse aggravata avrei potuto contare sulla mia assicurazione sanitaria.




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