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UNA CASA PUÒ DIVENTARE IL MONDO INTERO

by 6:03 PM



Pensate mai a come deve essere la casa di un viaggiatore?
Nonostante mi piaccia pensare di appartenere alla categoria, me lo chiedo sempre. 
Mi chiedo se è spoglia, perché tanto a casa non ci sta mai,
oppure se è piena zeppa di ricordi e di oggetti che si accumulano viaggio dopo viaggio, che si impolverano e portano il ricordo malinconico di un posto che ha amato.

La mia è una via di mezzo, è il luogo in cui torno sempre con estremo piacere.
Amo la sensazione che provoca il ritorno mescolata a quella dell'euforia per il viaggio appena terminato, si compensano, equilibrano.
E poi la mia casa è sempre la mia casa.
E' un nido che mi sono costruita negli anni, nel quale convivono ordine e disordine, colori e luce, quadri e foto.
Dove il passaggio di un viaggio è testimoniato dai ricordi appesi alle pareti, appoggiati sopra ad un mobile, palpabili nell'aria.
Una casa può diventare il mondo intero.
Con una giravolta puoi partire dalla Thailandia e finire in Patagonia.
Non lo trovate un bel modo di viaggiare restando a casa, facendo un semplice tuffo nei ricordi?



C'è una teiera all'ingresso, comprata al mercato di Panjiayuan a Pechino, un posto caotico in cui puoi trovare qualsiasi cosa: dalla scatola cinese decorata con mille miniature, alle pietre di giada da trasformare in un gioiello. E' un mercato frequentato prevalentemente da locali, uno spaccato di vita all'interno di una città in continua espansione. Anche la stoffa di seta che copre il mio piccolo divano è stata comprata lì... e qualche volta diventa anche una tovaglia, e la adoro!

Il vaso in legno di cocco sulla mensola invece viene dalle Maldive. Non vi ho mai parlato molto di quel viaggio, che mi ha visto malata per la maggior parte del tempo. I ricordi sono contrastanti, vaneggiano come quando avevo la febbre alta. Ma l'azzurro di quel mare abbracciato al bianco della sabbia riappare spesso nella memoria, ne sento il calore, il sole che scotta una pelle troppo bianca, sento le risate di mio figlio che corre felice, sento il rumore del mare, la sua risacca sulla spiaggia, il suo parlare e portare consigli.

Alla parete in cucina una stampa incorniciata. Una foto di San Francisco e il suo cuore pulsante: il Golden Gate. Non l'ho scattata io, anche se avrei voluto. La sabbia in primo piano con le impronte di chissachì che si allontanano dal ponte in lontananza e costeggiano il mare. Sullo sfondo un tramonto, il momento del giorno che più amo. Io non ci sono stata in quel luogo preciso, ma lo sogno ancora... che sia arrivato il momento di tornare lì?

Sopra la credenza in legno antico c'è un piatto fatto e decorato a mano da abili mani spagnole, comprato durante una viaggio di troppi anni fa tra Barcellona e la costa Brava. Avevo pensato che sarebbe stato bene nella mia futura casa, qualunque fosse stata. E così è stato. Ha il color giallo del sole e il verde delle colline, quei colori che spesso mancano qui in pianura, per la maggior parte dell'inverno avvolta dalla nebbia e dal grigiume. Quel viaggio in tenda (quasi spazzata via da un forte temporale) mi ha fatto archiviare per un po' di anni l'idea del campeggio!


Dietro l'anta della cucina le mie tazze dal mondo mi accompagnano ogni giorno nel rituale del tè. Le scelgo con cura durante ogni viaggio, devono assomigliarmi, e darmi l'emozione del ricordo quando le tengo in mano, calde prima di assaporarmi il gusto della bevanda che amo...
Eh già anche il tè fa parte del bottino che mi porto dai viaggi: Cina, Seychelles, Mauritius, Bangkok, il Mate dall'Argentina.
Sono una "teinomane", ma di quelle senza salvezza, che degusta, studia e compra tè in quantità imbarazzanti. A casa mia troverete sempre del tè in dispensa...(e della birra in frigo!)



In salotto i colori rossi e arancio mi ricordano i tramonti in Tanzania e le tele appese sono un vivo ricordo di un viaggio splendido: Zanzibar e il suo mare, uno dei più belli mai visti: le sue sfumature non le ho mai più trovate in giro per il mondo, e il fenomeno della marea che fa scoprire tutti i piccoli abitanti del mare al riparo tra rocce e coralli è a dir poco grandioso! E' una terra che dona calore e colore, da abbracciare e stritolare da quanto le si vuole bene.

E poi guide, libri comprati qua e là, dischi in vinile scovati in un negozietto di Berlino, anelli che provengono dal suq di Istanbul e bracciali dalla Giordania. Penne e matite dai grandi e piccoli musei, cartoline che non ho spedito ma incorniciato, stoffe cinesi che sono diventate tovaglie o vestiti e foto, tante foto, il mio bagaglio di ricordi più grande. Appese ovunque, appoggiate per essere prese in mano e guardate nel silenzio di una sera, mentre fuori piove e la nostalgia diventa più forte del previsto.

Sulla parete accanto alla mia disordinata scrivania, c'è il mondo. Il mio mondo in bianco e nero attaccato al muro che si colora con la mia fantasia e i miei sogni. Dove posso puntare il dito e pensare che poi non è così grande e che posso misurarlo a spanne, e a desideri...

Assieme ai momenti colleziono piccole cose, che mi portano in viaggio attraverso uno sguardo. Perché lo sapete anche voi cari viaggiatori, la malinconia del ritorno è sempre dietro l'angolo, meglio curarla con qualche ricordo!




Post scritto in collaborazione con Lions Home, dove potrete trovare anche il mondo da parete come il mio!




DAY BREAK HOTELS, UN GIORNO PER RIGENERARSI A GALZIGNANO TERME

by 7:31 AM





Ho provato un day break hotel e mi è piaciuto un sacco!
Pensate mai di aver bisogno di staccare un solo giorno e di dedicarvelo tutto perché in fondo ve lo meritate?

Un giorno di stop da lavoro, spese, bambini e stress.

Io ci ho pensato e me lo sono preso.
Mai scelta fu migliore.

Ho passato una giornata all'insegna del relax presso l'Hotel Radisson Blu Majestic di Galzignano Terme, nel Parco dei Colli Euganei, a venti minuti da Padova.
Il resort è un'oasi di benessere immersa in un parco naturale di 35 ettari.
Ho provato il servizio offerto da Day Break Hotels che permette di selezionare Hotel da vivere in giornata con tutti i comfort di cui abbiamo bisogno.
Come afferma la loro filosofia, non importa se si tratta di lavoro o semplicemente una pausa da tutto, chi si affida a questa soluzione vuole godersi ogni momento della giornata, senza dover aspettare il fine settimana affollato o le vacanze che non arrivano mai.

Prendersi un po' di spazio per noi stessi in compagnia di un'amica o di un buon libro e passare una giornata lontano dal telefono che squilla o dal bambino che chiama mamma ogni tre minuti, è un'ottima soluzione.

Mi sono preparata la borsa come se dovessi andare in piscina, senza l'asciugamano però, perché a quello come a molte altre cose ci ha pensato l'Hotel; infatti mi è stato dato il kit benessere che conteneva accappatoio, ciabatte e telo.
Il Radisson Blu Majestic è immerso nella natura dei Colli che fanno da contorno: anche l'occhio vuole la sua parte in un giorno di coccole.



La cosa bella di questi Day Break Hotels è che si ha a disposizione la stanza dove lasciare le proprie cose, cambiarsi, riposarsi, farsi una doccia o bersi un caffè ammirando il panorama.
Le piscine di acqua termale, interne ed esterne sono carinissime. Ovviamente preferisco quelle esterne perché immergersi a gennaio nell'acqua calda mentre si ammirano i Colli, beh non ha prezzo. 

E se tutto questo relax fa venir fame, puoi fermarti al lounge bar per gustarti un pranzo leggero in compagnia di qualche bollicina.

Le camere si possono prenotare a ore tra le 10 e le 18 e hanno incluso l'accesso alle grandi piscine termali riscaldate naturalmente con getti idromassaggio e percorsi kneipp.


Alla fine di una pausa così piacevole, è un po' difficile lasciare il tepore e quelle che io chiamo coccole; però ora so che prendermi una giornata per me non è poi così impossibile, anzi ogni tanto non può che far bene.

A pochi chilometri da casa, tra i miei amati colli.

Provalo anche tu! Ci sono tanti Hotel tra i quali scegliere.









PARKHOTEL SOLE PARADISO A SAN CANDIDO, UNA FAVOLA IN VAL PUSTERIA

by 3:12 PM


Il Parkhotel Sole Paradiso è una favola.

Si trova appena fuori da San Candido, lungo la strada che porta a Sesto.
In questo periodo tutto è coperto da un manto di neve, e per me che abito in pianura, avvolta dalla nebbia, questo è un paesaggio che mi emoziona sempre.
Ma credo che questa volta abbia emozionato di più mio figlio, bramoso di neve come lo può essere una lucertola in cerca del sole.
Lungo la strada abbiamo dovuto fermarci prima di arrivare a destinazione perché non stava più nella pelle.
La sua emozione mi ha riportato ad essere nuovamente un po' bambina.



Il Parkhotel Sole Paradiso lo scorgi subito; è una struttura in legno che fa subito pensare ad un palazzo antico ed elegante: i suoi colori si stagliano nella bianca neve e la magia prende inizio.
L’hotel vanta sulle sue spalle ben 135 anni di età. Chiamato anche albergo del “Buonritorno”, ed è facile intuirne il motivo, mantiene viva la tradizione del passato anche nel presente.
Nato come maso agricolo, il proprietario Franz Ortner nel 1882 aveva visto il potenziale sviluppo turistico della valle e decise così di trasformarlo in albergo.
La lungimiranza non è mai troppa!
E qui stiamo parlando della fine ottocento, di un periodo storico lontano da noi ma in cui il turismo già esisteva, tanto che l’Hotel era conosciuto anche fuori dall’Italia ed era considerato un punto di riferimento per i viaggiatori che arrivavano in Val Pusteria.
Con il tempo l’hotel ha mantenuto la sua fama e nomi illustri vi hanno soggiornato, come Alcide De Gasperi, Susanna Agnelli e molti altri amanti della montagna e dell’atmosfera tirolese racchiusa nell’hotel.





Le stanze sono arredate con i mobili originali, e questo dona alla struttura, se possibile, un’aria ancora più elegante.
La colazione con vista sulle montagne porta i sapori e il calore dei luoghi. Miele e marmellate fatte in casa, yogurt, pane, torte e focacce da accompagnare con un infuso montano da tenere tra le mani mentre fuori la neve brilla ai primi raggi del sole che filtrano dalle montagne. Un’attenzione particolare è dedicata a chi soffre di intolleranze alimentari.



La cena è un’esperienza sensoriale. Non sono brava a descrivere i piatti e il loro gusto, ma sono brava a mangiarmeli in ogni forma.
Zuppe calde “scaldaspirito” e primi di carne abbinati a secondi di pesce con una piacevole maestria hanno fatto risvegliare le mie papille gustative.
Per non parlare dei dolci, le mille foglie 
alla crema con i frutti di bosco o il gelato al sambuco; mi hanno colpita nel profondo.

 




Altra cosa che ho amato è stata la zona relax in piscina e sauna: dopo una giornata in montagna è un momento che fa bene dedicarsi, tramite una nuotata in piscina con vista sulla neve e una sauna per coccolare corpo e spirito.
Poi sarebbe utile uscire nudi sulla neve ma in alternativa può andare bene anche la piscina con acqua fredda!

Davanti all’hotel passa una pista di sci da fondo e dietro un sentiero che in pochi minuti porta in centro di San Candido…ma di questo e altre cose ve ne parlerò nel prossimo articolo!

LE CASCATE IGUAZÚ

by 9:00 AM




Le Cascate di Iguazú o Cataratas del Iguazú sono state nella mia lista dei desideri per molto tempo.
L'idea che fossero al confine tra tre stati, Argentina, Brasile e Paraguay, mi affascinava moltissimo.
La natura qui vive nella sua parte migliore, rumorosa e sfavillante di acqua.

Durante il mio viaggio in Argentina non potevano mancare nell'itinerario.
Da Buenos Aires partono più voli giornalieri che in appena un'ora raggiungono Iguazu.
Già dal finestrino la natura fa la sua apparizione nelle vesti di un verde brillante intervallato da corsi d'acqua. Se si ha la fortuna di essere dal lato giusto del finestrino si riescono ad intravedere le nubi di vapore acqueo delle cascate.
Ci sono stata a febbraio, ed è uno dei mesi più caldi.
Con il senno di poi avrei saltato questa tappa, per poterle vedere in un periodo più consono.
Ho viaggiato in molti posti in cui l'umidità e il caldo raggiungono livelli altissimi, ma questo li ha superati tutti. Non che non si possa fare, ma diciamo che non me lo sono goduta totalmente, anzi sono stata anche male dopo un colpo di calore.
Non sono una sprovveduta, ma certe volte bisogna dare retta al proprio fisico, e magari fermarsi prima che la situazione degeneri.
Niente di grave ma ho preso un po' di paura.

Puerto Iguazu è una piccola città che vive grazie alla presenza delle cascate ed è la base migliore per poterle visitare dal lato argentino. Alcune strade sono di terra battuta e inevitabilmente dopo un acquazzone (e ne capitano spesso) si infanga tutto.
C'è tutto a Puerto iguazu, tutto quello che può servire ad un viaggiatore: supermercati, farmacia, clinica medica (che ho dovuto utilizzare con il piccolo viaggiatore), qualche ristorante e negozietto di souvenir. Insomma una città basata sul turismo, un punto di partenza, nulla più.



Per visitare le cascate da Porto Iguazu, si può scegliere di prendere i bus che partono dalla stazione in centro città. In una mezz'ora giungono a destinazione (gli orari sono affissi in bacheca alla stazione). Io ho optato per un taxi visto che il bambino non stava molto bene e c'era una fila molto lunga per il bus. Con circa 15 euro un taxi ti porta alle cascate e vi consiglio di contrattare anche per il ritorno, anche se le probabilità che l'autista si presenti non sono altissime... infatti da me non si è presentato ed ho dovuto cercare un altro taxi.

Quando si arriva al parco, l'aria intrisa di umidità assieme all'odore di pioggia sono una presenza constante. Questa sensazione e il frastuono delle cascate, che si sente in lontananza, sono difficili da dimenticare. 
Vi consiglio di arrivare la mattina presto appena aprono, perché poi il caldo diventa insopportabile.
Duecentosettantacinque cascate che possono raggiungere gli ottanta metri di altezza.
Nascono alla confluenza del fiume Iguazú con il Rio Paranà creando un confine naturale tra tre stati, la triplice frontiera.

Si possono scegliere due percorsi all'interno del parco: il Paseo Superior che permette di guardare le cascate dall'alto percorrendo un sentiero molto pianeggiante, e il Paseo Inferior che scende verso il fiume e dà la possibilità di camminare sotto le cascate. Prendendo un trenino si può raggiungere la famosissima e impressionante Garganta del Diablo ovvero la Gola del Diavolo. 



Le mie impressioni.
Le cascate sono qualcosa di unico che va al di là di qualsiasi immaginazione.
Nessuna foto, nessun video può eguagliare quello che si vede e si sente. Il fragore, il rumore quasi assordante e a tratti fastidioso, diventa un suono che ti accompagna, più o meno intenso, lungo tutto il percorso. Lo spettacolo lo vedi in prima fila, sei spettatore di un'opera che la natura ha modellato nel tempo.
Ne consiglio la visita, ma non mento dicendo di aver scelto il periodo sbagliato per andarci. Non me la sono goduta appieno, il caldo era a tratti insopportabile e l'umidità per forza di cose altissima. C'erano molte altre cose da vedere, tra le quali le cascate dal lato Brasiliano, e altri percorsi, ma non ci sono riuscita.
Idratatevi molto e copritevi il capo con un cappello o con una bandana. Consigli scontati? Non direi, ho visto gente star male lungo i percorsi.
Adattissimo per i bambini, la natura li stupisce sempre! Ricordatevi un buon repellente per gli insetti che nella stagione umida popolano allegramente la zona.

Porto Iguazu oltre le cascate.
Ovviamente nessun'altra attrazione può competere con le cascate, ma voglio comunque suggerirvi un paio di posti che mi sono piaciuti molto, raggiungibili entrambi a piedi dal centro della città.
Jardin de los Picaflores, il giardino dei colibrì. 
I miei uccellini preferiti...ma come fanno a battere le ali 80 volte in un secondo? Ma ci pensate? Beh, in questo giardino, a conduzione familiare, si può assistere allo spettacolo della danza dei colibrì. Più di 15 specie diverse volano ad un palmo dalle persone e fanno acrobazie spettacolari. Io mi sono seduta sulla panca di pietra e fino al tramonto ho osservato quelle creature dai vari colori. Sembravano sospese, scappavano dal mio campo visivo per rientrare in un secondo momento dalla parte opposta. Da questo giardino i colibrì sono liberi di andare e venire a piacimento, e tornano sempre fino a quando il sole saluta il giorno...e anche loro salutano tutti fino all'indomani.
Orquidaio Indio Solitario. Il giardino delle orchidee.
A differenza di casa mia, qui le orchidee trovano un clima perfetto dove crescere rigogliose. E non a caso è uno dei luoghi più visitati della zona. Una giungla esotica in città, con circa quaranta specie di orchidee. Il proprietario aveva cominciato tutto questo come un hobby, ora il suo vivaio è diventato un simbolo di ecoturismo.


Informazioni utili.

Voli. Un'ora di volo da Buenos Aires con Aerolinas Argentina, i prezzi variano con il periodo dell'anno, ma le tariffe sono comunque economiche.

Dove dormire. Io ho dormito in un hotel un po' decadente, ma è anche vero che non c'è molto in zona a prezzi contenuti. Se volete darci un occhio si chiama Hotel Lilian.

Dove mangiare. Oltre a molti take away vi consiglio un ristorante molto bello e passatemi il termine chic: La Rueda. A parte l'aria condizionata che sembrava un tornado, ho mangiato molto bene e speso il giusto.

Cascate. L'ingesso delle cascate costa 500 peso (30 euro circa) per adulti e 130 peso (7 euro circa) per i bambini dai 6 ai 12 anni. Se tornate il giorno seguente, c'è uno sconto del 50%.
Ci sono in loco molte agenzie che organizzano tour guidati e gite in barca sotto le cascate, ma non avendone fatto uso non so consigliarvi la migliore.















IL RAGÙ: NORD VS SUD

by 4:05 PM




Questo post è nato tra le chiacchiere e un piatto di pasta fatto rigorosamente con la salsa di "giù" dal sapore inconfondibile, durante le feste di Natale.
Una secolare diatriba tra le usanze che uniscono il nord al sud.

Un post scritto a quattro mani, un breve viaggio tra due culture fatte di differenti tradizioni, ma unite dallo stesso amore per la cucina.
Il mio ragù del nord e quello raccontato da chi il sud lo conosce bene.

Il mio ragù qui al nord...
Profuma di domeniche passate in famiglia. La carne macinata, la cipolla, il sedano e le carote. Mia mamma ci aggiungeva anche un po’ di cannella, ed il ragù era una festa eccezionale.
Non ricordo bene quando è successo, ma me ne sono innamorata: il suo profumo mentre sobbolle per ore a fiamma bassa, o meglio sopra la stufa a legna che riempie di calore le giornate invernali.
Non può esistere una vita senza ragù, qui al nord è un’istituzione, un piatto da salvare in caso di incendio, una ricetta da tramandare di generazione in generazione, con il segreto acquisito, un po’ come la ricetta della coca cola, che non si deve 
dire a nessuno.
Al sud mica lo sanno fare il ragù, non come lo intendiamo qui al nord. La mia prima volta volevo ridere, poi lo so, sarei stata scortese e bannata dalla tavola, ma mica si può chiamare ragù un pezzo di carne di incerte dimensioni che “pippia” (gergo di giù) per ore affogato nella conserva di pomodoro (ops la salsa). Ma quando dico per ore, le ore sono veramente tante, tanto da essere la prima cosa che finisce sul fornello la mattina…ancora prima del caffè, e l’ultima che viene tolta la sera.
Sul risultato del sugo non ho nulla da dire, ragazzi al sud è tutto più gustosamente buono, ma non chiamatemelo ragù!!!!
Chiamatelo pezzodicarnechesicucinaperorefinoadinsaporirelasalsa.
Uhhh la salsa, un’eresia chiamarla conserva di pomodoro…e che è la conserva? Si chiama salsa per antonomasia, non azzardarti a trovare altri nomignoli!
Ci si scherza eh...io adoro il sud Italia!



Il mio ragù del sud invece, precisamente nel Beneventano... 
Quando penso ad una pasta al ragù, non penso alla pasta, ma alla cucina della casa di mia nonna, dove trascorrevo qualche settimana durante le vacanze estive. Quando mi alzavo la mattina e andavo a fare colazione, verso le nove, lei già girava per i fornelli per preparare il pranzo con il suo grembiule a fiori (ricordo sempre quel grembiule, con gli stessi disegni, forse ne aveva tanti tutti uguali!). E mangiavo il latte con i biscotti mentre il il ragù iniziava a cuocere. La guardavo preparare il soffritto e poi mettere la passata rigorosamente fatta in casa, e sciacquare con cura il "boccaccio" per non perdere una goccia di pomodoro. Dopo poco aggiungeva un grosso pezzo di carne, non troppo magro perché se no non viene buono, ma nemmeno troppo grasso, che il gusto poi si guasta, facendo attenzione che la carne fosse interamente immersa nel pomodoro. E così iniziava l'attesa, perché poi quel ragù doveva cucinare tutta la mattina. Eh, sì, il sugo deve pippiare, se no non è ragù. La nonna lo lasciava andare per ore, e ogni tanto gli dava una mescolata, controllando che si formasse la schiumetta chiara sopra. Altro rito importante era cacciar via i nipoti che si aggiravano minacciosi con una fetta di pane in mano durante la cottura. Verso mezzogiorno era finalmente pronto, ed era lei a raggiungerci con una fetta di pane col sugo sopra, una per bambino: ci chiedeva inutilmente se il ragù era buono, sapendo che le avremmo dato soddisfazione.
Ecco, ogni volta che qualcuno mi nomina una pasta al ragù rivedo interamente questa scena, che poi ho rivissuto innumerevoli volte nella cucina di mia madre, e in parte rivivo oggi nella cucina di casa mia. Certo, per mangiare un ragù alla maniera del Sud preferisco andare fisicamente nel Sud, mentre a casa si mangia più spesso il ragù del Nord, detto dalla gente del Sud "alla bolognese". E comunque a casa nel ragù del Nord mettiamo la passata fatta in casa del Sud, e ci dotiamo di pane pugliese fresco per la fetta di antipasto e per la scarpetta finale. Se si rispettano questi piccoli accorgimenti, allora il ragù per me resta una forma d'arte, che sia cucinato alla maniera settentrionale o meridionale.
E in ogni caso rivedo mia nonna intenta a cucinare con addosso il suo grembiule a fiori.


Lo sentite il profumo di ragù che aleggia nell'aria? Preparate un pezzo di pane per la scarpetta!


Foto di Dennis Klein- Unsplash

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