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UN GIORNO A FRAMURA

by 9:10 AM

 


In questo periodo la voglia di mare e salsedine che si appiccica alla pelle si fa sentire in modo prepotente.

Il calore sulla pelle per i raggi del sole allo zenith, quel sole che non manca solo al corpo, ma che è diventato una necessità, che assume il significato di libertà.

Per riassaporare queste sensazioni mi piacerebbe molto tornare a Framura. La conoscete?

Framura è un comune piccino in provincia di La Spezia, nella spendida Liguria. Un borgo di nemmeno 700 abitanti, incastonato tra le onde che si infrangono a riva e sugli scogli e i sentieri di macchia mediterranea solcati da appassionati di trekking.

A Framura ci sono stata una giornata estiva, ero a Levanto e in bicicletta l'ho raggiunta lungo la ciclabile che passa per Bonassola, ovvero la vecchia linea ferroviaria che intervalla gallerie fresche a scorci incantevoli sul mare. Ci si può arrivare anche in auto, ma vi perdereste tutta la bellezza di questo percorso.

Cosa non perdere a Framura se vuoi stare al mare

Il Porticciolo

Arrivati nel borgo, sul lungomare, una scalinata o un ascensore panoramico vi faranno scendere ad un piccolo porto, dove si può fare il bagno, fare merenda con una buona focaccia comprata a Levanto o aspettare le imbarcazioni dei pescatori che fanno ritorno a casa dopo il lavoro. O semplicemente il dolce far nulla, del quale troppo spesso ci dimentichiamo l'esistenza.

La spiaggia di Torsei

La piccola spiaggia di Torsei è tra le più visitate di Framura, quindi dovete arrivare presto per prendervi un posticino. In alternativa potete dare una sbirciatina e fare un bagno con vista sui due scogli: Furmigua e Agua.

Porto Pidocchio

Questa piccola insenatura si può raggiungere da Porticciolo, o dalla pista ciclabile. Un vero gioiellino incastrato nella roccia, molto suggestiva e beh direi romantica! 

E se vuoi sgranchirti le gambe?

A Framura e nei dintorni ci sono molti percorsi per fare trekking e passeggiate. Io in quella splendida giornata ho fatto il percorso delle cinque frazioni: Anzo, Castagnola, Costa, Ravecca e Setta tutti collegati da una ripida scalinata.Una piacevole passeggiata che sale e scende per stradine e scale alla scoperta di ville, orti e giardini bellissimi. Si torna un po' indietro nel tempo, si passeggia tra il silenzio e la brezza dal mare che muove ulivi e piante della macchia mediterraneo sprigionando profumi incredibili.

Framura è una meta ideale per chi vuole stare in un posto poco affollato, dove godersi il mare ma anche le bellezze di un borgo con vista. 

Nei dintorni potete visitare anche Bonassola, Deiva Marina e Levanto. Ogni stagione porta colori e profumi diversi, ma quello della focaccia non cambia mai, da gustare ad ogni ora del giorno.

Come manca...

Spero di tornare presto.





Articolo in collaborazione con Visit Levanto.
















CINQUE POSTI NEL MONDO DOVE AMMIRARE I PIÙ BEI TRAMONTI

by 9:55 PM

All'alba ho sempre preferito il tramonto.

Un po' perché sono pigra cronica, un po' perché mi è sempre piaciuto concludere le giornate guardando calare il sole. 

La fine di una giornata pessima che ti travolge con i colori degni di un pittore realista.

La conclusione di una bella giornata, magari in viaggio, a suggellare un posto che merita di essere visto anche per un sole che infuoca e si butta a nascondersi tra il mare, dietro una montagna, tra le nuvole ad alta quota, sotto la nebbia o lungo una strada che sembra non finire mai.

Quando sto viaggiando, il tramonto diventa un rito, a volte una vera corsa contro il tempo per riuscire ad arrivare nel punto migliore in tempo.

A volte si arriva con il fiatone, ma credetemi ne vale sempre la pena.

Ho deciso di raccogliere i cinque posti in cui il tramonto mi ha tolto le parole, e per fortuna aggiungo, perché a parlare davanti a spettacoli del genere è oltremodo inutile e sconsigliato.


San Diego

San Diego ha visto nascere e affermare il mio amore per i tramonti. Vinco facile, penserete. Sì, vinco facile, lo ammetto. Ci sono tornata tre volte dal 2006 e ogni volta mi sono imbambolata con i piedi nella sabbia, con il suono dell'oceano di sottofondo e i surfisti ad attendere l'onda perfetta. La prima volta con amici e Californiani incontrati per caso abbiamo atteso il Green Flash (che non abbiamo visto) con in mano una birra ghiacciata e chiacchiere controvento appena sussurrate per non intralciare i pensieri portati dal mare. La seconda nel 2019 e l'ultima nel 2020 con una nostalgia nel cuore e un gennaio frizzante alle porte che offriva colori per scaldarsi. Difficile trovare le parole giuste per delle emozioni così grandi. Amo l'oceano, il suo fragore, amo la California, amo quelle tavole da surf che tirate a lucido posano leggere sopra il mare, aspettando di cavalcarlo con un'eleganza che solo loro riescono ad indossare. Non mi resta che ritornare, perché quel raggio verde che dura un attimo, nell'istante in cui il sole scompare all'orizzonte, beh un giorno lo devo vedere.


Cabo da Roca

Cabo da Roca si trova in Portogallo, ed è il punto più a ovest di tutta Europa. Che dite? È un posto abbastanza cool dove aspettare un tramonto? A dire il vero non l'ho aspettato, ma l'ho rincorso, perché sono arrivata lunga non avendo calcolato bene i tempi, ma la mia dose di inebetimento l'ho presa tutta. Che fascino, ci pensate che lì in fondo, dopo l'oceano c'è l'America? Il promontorio si presta ad una breve passeggiata a strapiombo sul mare, lungo un sentiero battuto dal vento che scompiglia capelli e pensieri. Non c'è nulla tutto attorno, solo un faro e una caffetteria, poi natura incontaminata a perdita d'occhio. Fino al quattordicesimo secolo si pensava che le scogliere di Cabo da Roca fossero il confine del mondo… Saudade.


Vulcano

Come dice Donnie Brasco: "Che te lo dico a fare…" Eh che ve lo dico a fare di quanto sono belli i tramonti alle Eolie? Da qualunque delle sette isole vi troviate, il sole si tuffa in mare e dona colori che non sono replicabili in nessun altro posto nel mondo; gli studiosi sostengono che le ceneri vulcaniche conferiscano ai tramonti colori particolari (Grazie Viaggi e Vulcani), ma preferisco pensare che sia una magia che succede solo lì . Tra tutte le isole ho scelto Vulcano solo per il semplice fatto che dal suo cratere si possono vedere tutte le altre isole sorelle. Uno spettacolo che commuove, e commuoversi per la natura è una delle cose che amo di più. Dovreste provare a sedervi per terra, con il vento che porta a spasso l'odore inconfondibile di zolfo, e aspettare, perché aspettare è una cosa che stiamo disimparando a fare


Grand Canyon

Eh...anche qui la lacrima è stata facile. Io mica ci credevo a quello che i miei occhi stavano guardando. Pensavo, boh sogno? Son desta? Quindi in tre giorni ci sono ritornata più volte per assicurarmi che un posto del genere fosse vero. Lo è eccome, e al tramonto (ma questi sono gusti personali) diventa un quadro dipinto finemente, quasi che il pittore abbia intinto il pennello direttamente dal sole. Sbam! All'improvviso ti ritrovi su una balaustra e sotto di te ti si apre un mondo nuovo, della serie le foto che si vedono in giro fanno un baffo alla pura realtà. Le nuvole hanno lasciato spazio ad un cielo in continua trasformazione, nel giro di qualche minuto il pittore ha posato il pennello ed è andato a dormire tra silenziosi applausi.

Vi confesso che ho visto il Grand Canyon anche all'alba, e che è dura scegliere il momento più bello!

(In foto una me giovanissima nel lontano 2006).


Wadi Rum 

Un tramonto da mille e una notte, mancava solo la lampada di Aladdin e poi ero a posto per la vita. Si scherza, ma non sul fatto che il tramonto fosse degno dell'irresistibile fascino del deserto. Prima della sera il vento a Wadi Rum accarezza le rocce e alza la sabbia rossa nomade in cerca di casa, quella casa che non troverà mai. E non resta che pensare a Lawrence D'Arabia che ne aveva fatto la sua dimora e non fatico a capirne il motivo.

Attendere poi la notte, infreddolita per vedere una delle stellate più belle della mia vita è stata solo una piacevole, unica, conseguenza.



E voi, il tramonto più bello dove lo avete visto?


DOLOMITI, DUE TREKKING DA NON PERDERE PARTENDO DA CALALZO

by 6:56 PM




Dall’alto della montagna tu puoi vedere come sia grande il mondo, e come siano ampi gli orizzonti.

(Paulo Coelho)


Come ha ragione Paulo Coelho, e quanto abbiamo bisogno di guardare nitidamente l'orizzonte in questo periodo.

Adoro camminare e abito in Veneto, una regione che regala talmente tanti sentieri montani da avere solo l'imbarazzo della scelta. Davvero ci sono volte in cui mi sento in difficoltà nello scegliere la meta, perché la lista si allunga sempre di più e vorrei vedere più posti possibile.

Ovviamente nella stessa lista ci sono anche percorsi che ho già fatto, anni fa, e che ora vorrei far fare a mio figlio, che si sta rivelando un grande camminatore.

Che ci volete fare, alla bellezza non c'è mai fine, tanto vale mettersi di impegno ed esplorare il più possibile.

Così durante un mite novembre siamo saliti sulle dolomiti, tra Valle di Cadore e Calalzo per vivere un po' di montagna al limite tra l'autunno e l'inverno, quando non ha ancora nevicato tanto e gli alberi hanno ancora le foglie color ruggine addosso.

Siamo in provincia di Belluno tra le montagne rocciose che regalano colori incredibili al tramonto e all'alba, fenomeno che prende il nome di enrosadira, dal ladino diventare rosa: l'essenza delle dolomiti. 

Anche scegliere i sentieri, tra le tante proposte non è stato semplice, abbiamo quindi optato per un paio di percorsi meno battuti a dispetto di altri famosi presi d'assalto nell'ultimo periodo. Entrambi si possono fare in tutte le stagioni; con la neve, d'inverno, sono adatti anche a ciaspolate.


SENTIERO LE CORTE - MONTE TRANEGO

Si parte da Pozzale, a circa cinque chilometri da Calalzo, dove si lascia l'auto e si prosegue seguendo le indicazioni per il sentiero 252 che sale verso il Monte Tranego. Ad un certo punto la strada si divide e si può scegliere tra il percorso più ripido che si inerpica per il bosco o per la strada forestale più dolce e tranquilla e forse più noiosa. Ovviamente abbiamo optato per la prima opzione e abbiamo cominciato a salire in compagnia del mio fiatone (ah ah!) e della purezza dell'aria. Abbiamo incontrato giusto un paio di persone e un po' di neve rimasta dalla leggera nevicata di qualche giorno prima, e si sa, la neve rende tutto più magico e bello. Si sale ancora un po' tra rocce e prati ora che il bosco non c'è più, fino ad incrociare la strada forestale di prima che ci ha accompagnato fino in cima con i suoi sei tornanti. Il paesaggio è splendido e come sempre la fatica viene ripagata. Arrivati in cima al Monte Tranego sua Maestà l'Antelao era lì a darci il benvenuto con la sua bellezza e imponenza. abbiamo pranzato sopra una panchina con i piedi sulla neve e con un sole che ci scaldava nonostante le temperature fossero rigide. Dieci km, circa 800 m di dislivello, una buona dose di fatica, e un sole che assieme ad un cielo azzurro scaldava corpo e anima. Poi in cima tutto passa, tutto assume un altro aspetto.


VAL D'OTEN - RIFUGIO CAPANNA DEGLI ALPINI- CASCATA DELLE PILE

La Val d'Oten si trova tra il massiccio dell'Antelao e la catena delle Marmarole, praticamente la valle, di origine glaciale, fa da separatore. La conoscevo? Ovviamente no, ma è stata una scoperta di quelle belle, come quando una bella notizia ti cambia il corso della giornata iniziata un po' così e così. 
Abbiamo preso uno dei tanti sentieri della Val d'Oten, quello che porta alla cascata delle Pile. Sono circa dieci chilometri, poco dislivello, ma tanta bellezza. Un sentiero innevato, spruzzato di magia dove mi aspettavo di incontrare qualche fatina o un paio di gnomi, ma credo che per il freddo se ne siano rimasti al calduccio. Il silenzio interrotto solo dal rumore dei passi è qualcosa di unico, in una cornice come le Dolomiti ancora di più. Una boccata d'aria fresca e pulita, che in questo periodo è una delle cose più preziose. Quando ci sono stata io a fine novembre la neve aveva solo fatto capolino, ma la valle per nulla esposta al sole aveva conservato il manto bianco regalando un paesaggio incredibile.
Dopo aver raggiunto il Rifugio Capanna degli Alpini abbiamo proseguito verso la cascata delle Pile qualche centinaio di metri più avanti. Abbiamo provato a risalire la cascata, c'è un sentiero attrezzato con scalette di ferro e ponticelli, ma il ghiaccio rendeva tutto molto scivoloso e poco sicuro, almeno per noi.
Per percorrere questo sentiero l'auto si lascia a Praciadelan a circa cinque chilometri da Calalzo, dove trovate un parcheggio e da dove partono più sentieri.


Entrambe le escursioni mi sono ripromessa di provarle anche d'estate, magari allungandole quel pochino che non siamo riusciti a raggiungere con la neve ed il ghiaccio. Speriamo riaprano anche i rifugi e che si possa riprendere a camminare con la leggerezza che ci manca, portando solo il peso dello zaino...

DOVE DORMIRE A LIPARI: HOTEL MEA

by 7:09 PM




L'arcipelago delle Isole Eolie è una meta perfetta in cui trascorrere del tempo all'insegna del relax, del divertimento e della scoperta. Ognuna delle sette isole è diversa dalle sue sorelle e ha da offrire molte attività differenti in ogni stagione.

Io ci sono stata in primavera, in estate e in autunno e devo dire che ogni stagione ha i suoi buoni motivi per farvi vivere intensamente le isole.

Lipari è l'isola più grande dell'arcipelago ed è sempre un piacere tornarci per visitare il centro storico, le spiagge, per scoprirla dal mare e per fare del buon trekking. Ottimo punto di partenza, grazie ai molti collegamenti giornalieri, per raggiungere tutte le altre isole.

Ma dove dormire a Lipari durante la vostra vacanza alle Isole Eolie?

Nelle mie quattro volte in cui mi sono fermata a Lipari ho sempre soggiornato all'Hotel Mea.

È un luogo in cui mi sono sempre sentita a casa, circondata da sorrisi e cortesia, che a volte non sono così scontati durante un soggiorno, ma aggiungono valore al periodo di vacanza.

L'Hotel Mea si trova a pochi passi dal porto dove attracca l'aliscafo, vicinissimo al centro e ovviamente al mare del quale arrivano la brezza e il suo suono, in un concerto da ascoltare nel silenzio delle sere anche dal terrazzo della propria camera.

Il Mea è un boutique hotel, una pietra preziosa incastonata nell'isola di Lipari che è un gioiello da scoprire e visitare, come accennavo sopra in tutte le stagioni dell'anno. Il clima mite infatti permette di godersi il territorio anche in inverno, e in primavera ed estate le temperature sono perfette oltre che per fare trekking e passeggiate, anche per qualche tuffo.

L'Hotel è un elegante finestra sul mare, un punto di partenza per conoscere tutta l'isola con le sue meraviglie, i suoi angoli nascosti, le sue vie che si perdono nel tempo.

Le camere sono tutte confortevoli, comode e di classe. Ce ne sono con vista verso Marina Lunga, altre che volgono lo sguardo verso il castello di Lipari e altre che si affacciano sul giardino interno. 

Una delle cose che adoro ogni volta che arrivo al Mea è il profumo di limoni che si sprigiona dalle piante che si trovano nel giardino. Inebriante, l'aroma si sente anche solo a sfiorare le foglie, donando un ricordo indelebile da custodire nella memoria, da tirare fuori nei momenti di mancanza per questa splendida isola.

L'Hotel Mea dispone di due piscine, una delle quali riscaldata e con idromassaggio: per i momenti di relax che non devono mai mancare, magari in compagnia di un bel libro e di un cocktail.

Al ristorante dell'Hotel, il Ristorante Chimera, potrete provare i sapori della tradizione Eoliana e siciliana rivisitati in una chiave originale, in un contesto a dir poco romantico. 

Il Mea fa parte del gruppo Aeolian Charme Collection insieme ad altri alberghi di varie tipologie che sono pronti ad ospitarti nell'Isola di Lipari.  E a questo proposito ho un buono sconto per voi. Infatti è arrivato il momento di pensare alle vostre vacanze e ho a disposizione per voi un codice che vi permetterà di ottenere uno sconto per la prossima prenotazione in una delle strutture di Aeolian Charme Collection.

Il codice è CRI2021 ed è valido fino al 6 gennaio per la prenotazione delle vostre vacanze per il prossimo anno; basterà inerirlo nell'apposito spazio in fase di acquisto. Lo sconto non è applicabile per il mese agosto, ma il personale vi potrà aiutare nel costruire un preventivo adatto alle vostre esigenze per quel periodo.

Ovviamente pe motivi legati a questo particolare periodo le prenotazioni possono essere annullate a fronte di un voucher riutilizzabile. Per tutte le altre informazioni scrivete una email con tutte le vostre richieste.

Non vi resta che mettervi comodi sul vostro divano, accendere il pc e scegliere il periodo adatto per la vostra fuga alle Eolie. Vi dico solo questo, vi entreranno nel cuore e vorrete ritornare ogni volta che la nostalgia farà breccia nel vostro cuore....quindi sempre!





Foto di copertina scattata da Milena  - Viaggi e Vulcani

Articolo in collaborazione con Aeolian Charme Collection



CURON, STORIA DI UNA DIGA E DI UN PAESE SOMMERSO

by 2:54 PM


Del campanile che spunta dal Lago di Resia ne avevo sentito parlare marginalmente.

Sapevo che nei pressi del lago nasce il fiume Adige.

Sapevo che il lago è stato creato in seguito alla costruzione di una diga.

Sapevo che si trova in una delle più belle valli dell'Alto Adige.

Punto.


Non sapevo altro dello splendido specchio d'acqua sul quale si riflettono le più alte vette della Val Venosta. La meravigliosa Val Venosta.

Le foto in cui inciampavo su Instagram o Facebook erano un inno a chi ha lo scatto più bello con il campanile sullo sfondo, e la maglia intonata alle cime innevate delle montagne circostanti, o la gonna svolazzante fuori tema, fuori tempo e fuori luogo ma che acchiappa molti like.

Ero ignorante, e mi sento quasi in colpa per questo e per non aver scoperto prima il significato che quel campanile che esce dall'acqua porta con sé.

Curon si trova in Alto Adige, dove a nord attraverso il Passo Resia incontri l'Austria e a ovest  la Svizzera. Una terra di confine fatta di pascoli, masi, aria pura e sentieri da percorrere in mezzo alla natura con l'Ortles a dominarlo, quasi a proteggerlo.

Ero ignorante quest'estate quando ci sono andata per una gita in giornata, mentre ero in Trentino. Non conoscevo la storia di un popolo che ha visto spazzare via la propria vita. Ma ho visto orde di turisti fermarsi per lo scatto di una foto e andare via. Le foto le ho scattate anch'io perché un posto così è unico, commovente, pur sentendomi inadeguata a comprendere veramente.

Allora mi sono messa a cercare informazioni, e a rendermi conto di quanto poco si conosce di un luogo finché non ci si sbatte contro. Sia chiaro, quando viaggio non studio mai perfettamente tutto quello che andrò a vedere, mi piace sempre l'effetto "sorpresa" ma questa volta avrei preferito essere preparata. Perchè è importante, ci fa capire dove siamo e dove vogliamo andare...

Ho cercato informazioni online, ho letto storie e testimonianze, mi sono documentata per essere parte di una serie di eventi che si sono susseguiti in un periodo di grandi mutamenti per la zona. E gli eventi non erano granché belli: prima la guerra e poi la diga.

La storia del Lago di Resia si colloca negli anni cinquanta. Dopo la fine della guerra furono completati i lavori di una grande diga, per la produzione di energia elettrica, che  coinvolse due dei tre bacini naturali nel Passo Resia: Il lago di Resia e di Curon. Il Lago di San Valentino a sud, invece, è rimasto nel suo stato di origine. 

All'inizio si era previsto un rialzamento di circa cinque metri del livello dell'acqua, che non avrebbe portato a particolari problemi, invece l'acqua inghiotti per sempre il vecchio paese di Curon e parte del comune di Resia che oggi si trovano a 22 metri di profondità.

Hanno costruito un lago senza sapere dove mettere le persone. I soldi previsti per un indennizzo dopo la distruzione della casa non sarebbero bastati nemmeno per cambiare città, nemmeno per arrivare a Merano in autobus.

Un sistema concordato tra Italia e Germania chiamato le "opzioni" coinvolse gli abitanti di Curon dando loro la possibilità di scegliere tra le due cittadinanze e di trasferirsi in base al loro voto: diventare quindi o Italiani o Tedeschi. Ma loro non volevano essere nessuno dei due, volevano rimanere nel Sud Tirolo la loro terra. Il periodo che ne seguì fu pieno di tensioni che portò il dieci per cento della popolazione ad abbandonare il paese. Nello stesso momento, tutta la popolazione venne informata della distruzione delle loro case con un avviso scritto in ITALIANO e lasciato affisso solo per il tempo di sei giorni...Nessuno ovviamente lo guardò, nessuno sapeva leggere l'italiano e di conseguenza nessuno alzò obiezioni in merito. Il destino di Curon fu deciso senza che i propri abitanti ne fossero al corrente, e se ne resero conto solo quando arrivarono i primi espropri.



Ho letto poi Resto qui, di Marco Balzano. Lo avrete visto in molti nelle vetrine delle librerie. In copertina ha proprio quel campanile che spunta timido dal lago di Resia.




Un romanzo delicato ambientato tra la seconda guerra mondiale e gli anni cinquanta a Curon, una terra che non si è mai sentita Italiana, in bilico tra il fascismo di Mussolini e il nazismo di Hitler, dove la resistenza non era possibile.

Un romanzo "vero" costruito sulla vita degli abitanti di quel piccolo paesino di montagna fatto di bestie da portare al pascolo e di masi da custodire, di gente comune che di speciale aveva l'amore per la propria terra, un romanzo che racchiude la vera natura di quel popolo. Un libro che vi consiglio, non solo per la storia di Trina, ma per capire bene cosa è avvenuto e in che tempi è avvenuto tutto questo.

Un libro che parla di coraggio, di resilienza e di amore, quello schietto e velato.

Mi sono emozionata, forse se non avessi visto quel campanile dal vivo un mese prima non non avrei reagito allo stesso modo. 

"Nel giro di pochi anni il campanile che svetta sull'acqua morta è diventato un'attrazione turistica. I villeggianti ci passano all'inizio stupiti e dopo poco distratti. Si scattano le foto con il campanile della chiesa alle spalle e fanno tutti lo stesso sorriso deficiente. Come se sotto l'acqua non ci fossero le radici dei vecchi larici, le fondamenta delle nostre case, la piazza dove ci radunavamo. Come se la storia non fosse esistita."

Un paese bistrattato, una lingua che hanno dovuto cambiare: Mussolini aveva messo al bando il tedesco, cambiando anche i nomi delle lapidi al cimitero, nelle scuole si doveva imparare solo l'italiano.

Ci rendiamo conto di questo?

Per anni non ho capito, non capivo perché un paese italiano non parlasse italiano. Ancora una volta mi sono sentita profana, per aver lasciato in secondo piano l'identità di un popolo.

Perchè a volte ci viene raccontato solo un punto di vista e non va mai bene. 

Viene raccontato quello che si vuole far passare per giusto, e nemmeno questo va bene.

Non aggiungo altro, anzi no.

Ho deciso di passare qualche giorno in quegli splendidi posti l'estate prossima, visitare con una nuova consapevolezza la "nuova" Curon, quella riemersa dalle acque del lago e rinata con la forza e la voglia di vivere.




Foto dal web










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